venerdì 9 settembre 2016

Coco Chanel e la traduzione



(Parafrasando Coco Chanel, che pare abbia detto: "Vesti male e noteranno il vestito, vesti bene e noteranno la donna".)

L'immagine è una nostra elaborazione della foto di Marion Golstejin rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0 e disponibile qui.

domenica 29 maggio 2016

In che modo si traducono i romanzi?

 
(La vignetta di Tom Gauld è tratta da qui; l'autore pubblica i suoi lavori, oltre che sul New Yorker e il New York Times, anche su Instagram, mentre i suoi libri si trovano qui.)

martedì 26 aprile 2016

Internet non funziona: che fare?

Ti è mai capitato di avere problemi di collegamento a Internet? (Si sente già un coro di "Sìììì!")

Da ormai 9 giorni il nostro operatore, Fastweb, ci ha lasciate senza accesso alla rete né alla linea telefonica perché è in corso il passaggio alla fibra e, come succede a chi lavora da casa usando per tutto il tempo, oltre alla posta elettronica, anche una decina di siti in parallelo per fare ricerche, sono stati e continuano a essere giorni difficili.

Ecco un'infografica che riassume bene i vari momenti che abbiamo attraversato:


Dopo avere inveito 2 volte al giorno al telefono (cellulare, ovviamente, e con numero a pagamento) per 4 giorni di fila contro gli operatori del call center come da indicazione numero 3 dell'infografica, abbiamo scoperto alcune cose sul funzionamento del servizio di assistenza che forse potranno esserti utili se ti ritroverai nella nostra situazione:
  • Se sei senza linea e quindi costretto a usare il cellulare per contattare il call center, gli operatori, se glielo chiedi, sono tenuti a richiamarti (ma solo se glielo chiedi, altrimenti mica te lo propongono). Non è un granché, ma almeno puoi risparmiarti le ricariche del cellulare.
  • I provider hanno anche una pagina Facebook, quindi, se vuoi evitare di chiamare il call center, puoi collegarti a internet con il cellulare e scrivere sulla loro pagina, segnalando il problema e il tuo numero telefonico. A noi hanno risposto velocemente. Senza risolvere il problema né dire in cosa consiste, ma hanno risposto.
  • Gli operatori di call center non possono contattare direttamente i tecnici, ma solo inoltrare al reparto tecnico dei solleciti via computer. In sostanza sono come degli automi che registrano il tuo problema e inoltrano a qualcun altro, di cui non hanno (o sostengono di non avere) alcun recapito telefonico, la richiesta di risolverlo. Si tratta quindi di una comunicazione a senso unico: loro non ricevono alcun feedback dal reparto tecnico, e tu devi rassegnarti a rimanere in attesa ad libitum, senza sapere quale sia il problema né se si risolverà tra un'ora o tra un mese.
Nel frattempo, però, le pagine da scrivere e da tradurre si accumulano e il bisogno di collegarsi si fa sempre più pressante. Che fare? Ecco alcune soluzioni che abbiamo tentato per usare internet anche se la nostra linea non funziona:

lunedì 11 aprile 2016

Quale guida turistica vorresti portare in vacanza?

Il bel tempo sta arrivando e il pensiero corre alle vacanze... e per noi che siamo appassionate di viaggi e di viaggi scriviamo, corre anche alle guide turistiche che abbiamo usato, a quelle che vorremmo portare con noi nelle prossime esplorazioni e a come vorremmo che fossero!

Per prima cosa, l'impostazione generale della guida è fondamentale per determinare la  soddisfazione di chi legge. Ad esempio, voi preferite una guida
  • con le foto delle principali attrattive o con solo testo? (Il prezzo varierà di conseguenza)
  • con la descrizione di tutti punti di interesse a pari merito o con un sistema (ad esempio le stelline delle guide Touring) che vi permetta di distinguere quali sono i luoghi imperdibili e quali invece potete trascurare senza rimpianti? 
  • con descrizioni dettagliate delle parti storico-artistiche o con quelle di alloggi e ristoranti?
  • cartacea (con il rischio che raggiunga il chilo di peso) o digitale (meno pratica da consultare)?
Le risposte dipendono, oltre che dai gusti personali, anche dal tipo di viaggio che si decide di fare: se partiamo per un mese con il solo bagaglio a mano, forse è meglio portare un ebook; se abbiamo voglia di fare le nomadi e improvvisare ogni sera albergo e ristorante, conviene avere una guida che offra qualche recensione (ma anche Tripadvisor aiuta!).


C'è però un aspetto che non cambia mai e che influisce sulla nostra decisione: com'è scritta, la nostra guida turistica?
Sfogliando qualche pagina a caso, ci annoia a morte oppure ci fa pensare che gli autori abbiano effettivamente visitato quel posto e vogliano farcelo immaginare rendendo viva ai nostri occhi la sua storia e gli aspetti culturali e sociali che lo contraddistinguono?

Per illustrare la differenza, vi proponiamo un test: riportiamo di seguito due brevi presentazioni degli stessi aspetti geografici e storici di Ancona e vi chiediamo di valutarle una dopo l'altra. Questa è la prima:

martedì 9 febbraio 2016

Parolacce & Co.: tradurre il turpiloquio

In questo periodo stiamo divorando uno dietro l'altro tutti i gialli di un noto scrittore americano contemporaneo e al tempo stesso stiamo traducendo i romanzi di un altro autore americano di un genere affine.

Da lettrici, quello che chiediamo a questi libri è che ci intrattengano: la trama dev'essere avvincente, lo stile fluido e i dialoghi credibili.
E nelle traduzioni italiane che stiamo leggendo, questi elementi ci sono tutti: bravi i tanti traduttori che si sono dati il cambio nel tempo e brava la redazione, che tra l'altro ha fatto un eccellente lavoro di uniformazione e correzione delle bozze (è rarissimo incontrare un refuso, e stiamo parlando di volumi che in media hanno 300-400 pagine).

In queste letture ci siamo imbattute in una sola stonatura: la resa del turpiloquio.
Ci capitava di leggere un dialogo tesissimo, e poi di ritrovarci a sorridere perché sul più bello dello scontro verbale incontravamo una frase che un italiano non avrebbe pronunciato nemmeno al culmine della furia (e della creatività linguistica).


Subito dopo, e questa è la nemesi del traduttore, abbiamo dovuto affrontare la stessa difficoltà nel tradurre il romanzo su cui stiamo lavorando: se molte offese inglesi (come bastard e asshole) sono facilmente traducibili in italiano, quando l'insulto si fa più articolato la difficoltà aumenta e il rischio di risultare poco credibili sale vertiginosamente.

Citiamo alcuni esempi tratti dai gialli che stiamo leggendo:
  • "Porta il tuo culo fuori da qui" (traduzione di get your ass out of here; è una frase che, nella versione italiana, ultimamente si sente spesso anche nei telefilm, ma non nella vita reale)
  • "Sei pieno di merda" (da you're full of shit, insulto che si usa per affermare che l'altro sta mentendo)
  • "Me lo sono ritrovato sul culo" (detto da un agente che non si aspettava di incontrare il sospettato e racconta a un collega di esserselo visto davanti all'improvviso; l'espressione originale non la conosciamo, ma probabilmente c'era di mezzo la parola ass).
Che cosa è successo in questi casi e come migliorare queste traduzioni?

Ci sembra che la scelta dei traduttori sia stata quella di rimanere il più possibile aderenti al testo originale. La resa di questi romanzi, in generale, è molto buona, ma può darsi che nel caso del turpiloquio intervenga l'imbarazzo di dover tradurre un linguaggio scurrile che noi traduttori nella vita di tutti i giorni non siamo abituati a usare.

Quello che abbiamo cercato di fare nella nostra traduzione delle espressioni volgari è stato superare l'imbarazzo, cogliere il senso generale delle frasi scurrili e trovare un modo di tradurle che non stonasse in bocca a un italiano. Nei casi citati sopra, per esempio, faremmo così:
  • "Togliti dalle palle / Levati dai coglioni"
  • "Sono tutte cazzate"
  • "Cazzo, ci sono andato a sbattere contro!"
E tu, come te la cavi con il turpiloquio?


Se l'argomento ti interessa, ti segnaliamo il blog Parolacce, che riporta aneddoti e notizie sul turpiloquio.

L'immagine, rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0, è di proprietà di Steve Anderson, regista del documentario Fuck (2005), che analizza l'uso e la percezione della parola fuck nella società americana.

lunedì 25 gennaio 2016

Perché per le traduzioni è meglio ingaggiare un professionista (parte II)

Su un treno regionale toscano abbiamo trovato questo cartello, tradotto (si fa per dire) in tre lingue.


Sul burocratese del testo originale italiano già ci sarebbe da discutere, ma che cosa penseranno i viaggiatori che sanno l'inglese? Probabilmente si metteranno a ridere (o a piangere, a seconda del tipo): tanto per cominciare non si dice equipe of ma casomai equipped with, e detector of fire andrebbe sostituito con fire detector. Nella seconda parte due parole, declenchement e evacuer, sono prese di peso dal francese, ma non trovano posto nel dizionario inglese, precipitatation ha una sillaba in più, come into contact with the crew andrebbe riformulato in contact train crew e nel complesso il testo è quanto di più remoto possa esistere dal modo in cui lo scriverebbe un madrelingua. 
È inglese maccheronico, per intenderci.

Ma perché, perché cavarsela con il fai da te invece di rivolgersi a un/a professionista? 
Ce ne sono tanti, per esempio nell'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, che di mestiere fanno proprio questo: traducono, e possono coprire moltissime combinazioni linguistiche, tra cui italiano-inglese.

In questo momento gli strafalcioni stanno viaggiando in lungo e in largo per la Toscana... che peccato!


Se l'argomento ti interessa, guarda anche i video del post Perché per le traduzioni è meglio ingaggiare un professionista

lunedì 11 gennaio 2016

Se il traduttore è un orso e il redattore una gazzella...

Noi traduttori editoriali amiamo starcene rintanati nell'angolo della casa che abbiamo destinato al lavoro, che si tratti di una semplice scrivania o di un'intera stanza del traduttore riservata alle nostre creazioni e doverosamente tappezzata di libri.

Le giornate possono trascorrere in un silenzio monastico, senza che il fastidioso squillo del telefono giunga quasi mai a turbare il silenzio che ci circonda, perché le comunicazioni con le case editrici avvengono quasi sempre per email.

Così, comunichiamo per iscritto con redattori che in molti casi non abbiamo mai visto in faccia e, quando ci confrontiamo con i colleghi, spesso lo facciamo sulle liste di discussione, anche in questo caso senza averli mai incontrati di persona.

Viviamo in un mondo di contatti smaterializzati e, stando in questa comoda nicchia, ci pare quasi impossibile che fuori, nelle redazioni, ci siano persone vere, che si possono vedere e toccare. 

Questa situazione tutto sommato ci va benissimo, perché in genere, per inclinazione naturale, non siamo estroversi né desiderosi di uscire dalla nostra confortevole tana per incontrare gli altri, meno che mai gli editori e i redattori.
Siamo un po' orsi, insomma...


Eppure, anche se dal nostro rifugio possiamo tenere i contatti con le redazioni tramite email asettiche, gli editori e i redattori sono animali sociali: il loro habitat è la casa editrice, dove vivono in branchi più o meno numerosi, brucando libri in compagnia.


Quindi, se vogliamo che la redattrice si ricordi di noi quando assegnerà la traduzione del prossimo libro, che l'editore prenda in esame la nostra proposta di traduzione, che la referente dell'amministrazione ci paghi con puntualità, dobbiamo uscire dalla nostra tana ursina e stabilire con loro contatti personali.

Perciò ti auguriamo un 2016 ricco di:
  • telefonate proficue con le redazioni
  • fruttuosi appuntamenti con gli editori
  • fiere editoriali produttive
  • scambi interessanti con i colleghi traduttori
  • e tanti altri incontri muso a muso con animali sociali di ogni genere!

La foto dell'orso viene da qui, quella delle gazzelle si trova qui ed è di Altaipanther; entrambe sono di pubblico dominio.

martedì 15 dicembre 2015

Natale da traduttori

Il Natale è in arrivo... e con lui la  nostra cartolina-indovinello.
Buone feste a tutti!



martedì 1 dicembre 2015

I dieci comandamenti per traduttori: risultati del sondaggio

Qualche settimana fa abbiamo lanciato un sondaggio sui comandamenti per traduttori che infrangiamo più spesso e le risposte non si sono fatte attendere; ringraziamo tutti i colleghi che hanno partecipato!

Ecco uno schema a torta che riassume le risposte (nella legenda il testo dei comandamenti è sintetizzato per motivi di spazio, ma se vuoi leggerlo per esteso clicca qui):


E ora qualche commento sui risultati: il comandamento che infrangiamo più spesso è il terzo (in rosa, con il 32,35% dei voti), "Ricordati di santificare le feste riposandoti, altrimenti ti scoppierà la testa". A quanto pare noi traduttori tendiamo a lasciar sconfinare il lavoro negli spazi dedicati al riposo e alla vita privata, soprattutto quando la scadenza è vicina e non siamo riusciti a suddividere bene le pagine da tradurre in base ai giorni che avevamo a disposizione, o quando interviene qualche imprevisto a far saltare i nostri piani.
Se anche tu sei fra i traduttori che non conoscono sabati e domeniche, forse potrai trovare utili alcuni post: 5 strumenti per lavorare più concentrati, Urgente o importante? Come non farsi travolgere dagli eventi, Lavorare concentrati per più di 5 minuti? È tutta questione di organizzazione.

A seguire viene "Non desiderare la traduzione d'altri" (in giallo, con il 29,41% dei voti). Molti di noi non sempre riescono a tradurre quello che vorrebbero e di conseguenza si ritrovano a invidiare i colleghi più fortunati.
Se succede anche a te, potresti prendere in considerazione l'idea di proporre agli editori i libri che vorresti tradurre, con l'aiuto dell'infografica dal titolo Come si fa una proposta di traduzione?.

Sempre di invidia pecca l'11,76 dei rispondenti, che "desidera l'editore d'altri", e una percentuale identica impreca contro il testo (ad esempio perché troppo ostico, brutto o scritto male) infrangendo il secondo comandamento, che recita: "Non maledire il libro che stai traducendo, anche se ti rende la vita difficile".

Per finire, due parole sui comandamenti che non compaiono nel grafico perché nessun traduttore ha dichiarato di infrangerli:
  • Non avrai altro dio all’infuori del testo
  • Onora l’autore e l’autrice facendo del tuo meglio
  • Non rubare la traduzione d’altri quando ritraduci. 
La loro assenza dimostra una forte etica professionale che ci porta a dedicare tutte le nostre energie alla miglior resa possibile del testo nel rispetto delle intenzioni dell'autore, e che ci impone, anche nel caso di una ritraduzione, di produrre un lavoro che sia frutto soltanto del nostro ingegno (senza cioè "rubare" la traduzione che altri hanno pubblicato prima di noi).

Ti riconosci in queste considerazioni? Faccelo sapere nei commenti!


Il grafico è stato realizzato con CreateaGraph.