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venerdì 19 aprile 2013

Quanto guadagnano i traduttori editoriali? I risultati dell'inchiesta

Ricordate l'inchiesta di Biblit sulle tariffe dei traduttori editoriali di cui avevamo dato notizia nel post intitolato "Quanto guadagnano i traduttori editoriali"?

I risultati sono adesso disponibili sul sito di Biblit, cliccando su "Inchiesta tariffe".

Saranno presentati il 23 aprile in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore a Roma, presso la Casa delle traduzioni. Buon incontro a tutti!

indagine sui traduttori editoriali

martedì 11 settembre 2012

Quanto guadagnano i traduttori editoriali?

Oggi vi segnaliamo un'inchiesta lanciata da Biblit sulle tariffe dei traduttori editoriali. Se fate parte della categoria, dedicate 5 minuti di tempo alla compilazione: i risultati daranno a tutti noi un quadro generale dell'andamento del mercato e ci serviranno da riferimento per le contrattazioni future (magari chiediamo troppo poco e non lo sappiamo, o viceversa siamo fortunati e non ce ne siamo resi conto!)

Il questionario si trova qui, insieme ai risultati dell'inchiesta precedente (2008-2009).

Per altre informazioni sulle tariffe dei traduttori, segnaliamo il tariffometro di Simon Turner (consigliamo di leggere la sezione intitolata "Come stabilire la propria tariffa": è lunga ma divertente e offre parecchi spunti di riflessione) e un articolo pubblicato sul Corriere della Sera dal titolo "La vita agra del traduttore".

giovedì 8 settembre 2011

Se leggi questo titolo, fai parte del 20% più fortunato

Ieri ci è caduto l'occhio sui dati del 2008 relativi all'analfabetismo in Italia e riportati in un articolo di Tullio de Mauro: su 100 italiani, 5 non sapevano leggere e scrivere. A questi, si aggiungevano 38 illetterati, in grado di decifrare a stento poche lettere e numeri. E non finiva qui: 33 italiani su 100 stavano un po' meglio dei precedenti, ma non erano in grado di comprendere un testo scritto di media complessità oppure un semplice grafico. Non c'è da stupirsi che in Italia si vendano pochi quotidiani.

lettore sulla metropolitana

Insomma, nel 2008 solo 20 italiani su 100 possedevano gli strumenti di lettura e scrittura necessari per vivere e lavorare in un Paese moderno, e questa percentuale era la più bassa tra quelle rilevate: solo lo stato messicano del Nuevo Léon aveva ottenuto risultati peggiori.

I dati sono preoccupanti e, a distanza di tre anni, niente fa pensare che le cose siano migliorate. Invece di tagliare le spese per l'istruzione, sarebbe il caso di aumentarle, e non solo: si dovrebbe anche cercare di raggiungere con interventi mirati le persone analfabete e illetterate ormai adulte.

In Italia esiste il Centro per il libro e la lettura, un istituto autonomo del Ministero per i beni e le attività culturali con sede a Roma, ma urgono altre iniziative più capillari.
Tra quelle che conosciamo, vi segnaliamo il progetto dell'associazione Donne di carta, i cui membri vanno nelle piazze e nelle biblioteche di tutta Italia a recitare a memoria brani di libri.
Se siete a conoscenza di altre associazioni o enti che promuovono il libro e la lettura, scriveteci!


Sul sito dell'Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica trovate un interessante articolo che analizza nel dettaglio la questione dell'analfabetismo alla luce delle ricerche più recenti.

lunedì 6 giugno 2011

Come stanno i traduttori italiani?

Qualche tempo fa, insieme ad altri 4000 fra traduttori, redattori e autori (ma anche avvocati, architetti, biologi ecc.), abbiamo risposto a un questionario proposto da Ires-Cgil nell'ambito di una ricerca dal titolo Professionisti: a quali condizioni?.

Lo scopo della ricerca era fotografare per la prima volta la situazione dei professionisti italiani. Sì, perché in genere, quando in Italia si parla di lavoro, ci si riferisce al lavoro dipendente. Invece c'è tutto un mondo di professionisti, completamente sconosciuto alle istituzioni e all'opinione pubblica, che lavora con contratti e tutele molto diversi da quelli dei lavoratori dipendenti e che Ires-Cgil ha deciso di interpellare su varie questioni: previdenza e tutele, reddito, livello d'istruzione, continuità del lavoro, percezione del proprio status lavorativo, obiettivi da perseguire come categoria.

Il quadro che emerge dai risultati (che puoi leggere qui) è piuttosto sconfortante: i professionisti sono il segmento "colto" dei lavoratori italiani (l'80% ha una laurea, contro il 12% dei dipendenti delle aziende), ma anche quello con il reddito più basso (il 23% guadagna meno di 1000 euro al mese, il 44,4% meno di 1500) e con un forte senso di precarietà: il 71% riferisce ad esempio di aver incontrato difficoltà nell'accesso al credito (richiesta di mutui e simili), mentre il lavoro è intermittente per circa il 70% dei professionisti della traduzione e dell'editoria, che alternano periodi di attività a momenti di riposo forzato.

E le tutele? Non esistono forme di sostegno al reddito per chi ha partita Iva, né tantomeno per chi, come i traduttori editoriali, lavora in regime di diritto d'autore; per quanto riguarda la previdenza, quest'ultima forma contrattuale la esclude per legge, quindi autori e traduttori possono scordarsi la pensione.

Un quadro ben diverso da quello ormai consolidato nell'immaginario collettivo, che vuole il professionista privilegiato e danaroso...

Che cosa si può fare, quindi, per migliorare la situazione? Il nostro consiglio è sempre quello di unirsi ad associazioni di categoria come AITI e al Sindacato Traduttori Editoriali, che fin dalla loro fondazione lavorano per il riconoscimento della professione e il miglioramento delle condizioni di lavoro dei traduttori. Da soli non abbiamo peso, insieme si possono cambiare le cose.

Per saperne di più, leggi questo editoriale del Giornale delle Partite Iva e questo articolo di Repubblica con tabelle di approfondimento.

domenica 6 marzo 2011

Il computer batte la penna? Per niente!

Qual è lo strumento di scrittura più usato dai 15-35enni italiani?
Verrebbe da scommettere sul computer, ma non è così: le nuove tecnologie non sono ancora riuscite a soppiantare la vecchia biro, in testa alla classifica con il 56% dei voti.
Le tastiere di pc, cellulari e palmari vengono solo al secondo posto, con il 38,8% di voti.
C'è poi un piccolo numero di aficionados della matita: il 4,2% degli intervistati.
Preoccupa, infine, l'1% del campione, che dichiara di non scrivere mai.

Quello che stupisce è che, tra i tipi di testi scritti a mano, non vi siano solo i memo, le liste della spesa e le lettere personali, ma anche i documenti e la corrispondenza di lavoro (addirittura il 32,3%), il che fa pensare che molte aziende italiane non siano informatizzate, oppure che i dirigenti chiedano ancora alle segretarie di battere le loro email...

Le nuove tecnologie, in sostanza, non hanno sostituito quelle vecchie, ma si sono soltanto aggiunte a queste (e non in tutti i casi!).

I dati sono ricavati dagli articoli La rivincita delle matite e Computer e cellulari non rottamano le biro di Enrico Finzi, pubblicati su Tabloid del gennaio-febbraio 2011, pp. 30-31.

mercoledì 19 gennaio 2011

Bibliodiversità: in difesa delle librerie indipendenti

Le librerie indipendenti italiane sono sempre più in difficoltà, ce lo confermano i dati del 2010: quelle di catena (500 Mondadori, 150 Giunti e 100 Feltrinelli) non hanno ancora raggiunto il numero delle piccole librerie senza marchio (meno di 2000), ma le hanno ormai superate per fatturato, e la tendenza non accenna a diminuire, anzi.
I negozi indipendenti che hanno dovuto chiudere negli ultimi due anni sono circa 150, e tra questi anche librerie storiche e prestigiose; in molte province italiane non esiste più un posto dove comprare libri.

Nel 2004, in un'intervista a Controradio, il giornalista Tiziano Terzani si era scagliato contro questa tendenza del mercato, in particolare di quello fiorentino:

Sono così pazzo che per protestare contro il degrado di Firenze e della mia ben amata via Tornabuoni, dove una delle più belle librerie di Firenze, la Seeber, è stata sostituita da un negozio che vende mutande firmate, ogni volta che ci passo davanti apro la porta e urlo dentro: “Vergogna!”. E con questo mi pare di aver fatto un gesto di libertà.

Insomma, con la chiusura delle librerie indipendenti rischiamo di perderci non solo la ricchezza di un patrimonio di bibliodiversità ma, in alcuni casi, anche artistico: guardate le foto scattate da Alessandra in una piccola e meravigliosa libreria indipendente di Porto, "Lello e Irmao".
Varrebbe la pena fare "un gesto di libertà"...

libreria bookshop lello e irmao oportolibreria bookshop lello e irmao oporto












Leggi anche il Manifesto delle librerie indipendenti.

domenica 16 gennaio 2011

L'inarrestabile avanzata dell'itanglese

Qualche giorno fa un amico che lavora in una grande azienda ci diceva di dover fare "il self-assessment delle skills". Era impazzito? Non poteva dire "l'autovalutazione delle capacità"? No, perché in azienda ormai si parla così.
E allora via con la conference call, il meeting, il fashion e il food, anche se in italiano abbiamo le parole "teleconferenza", "riunione", "moda" e "cibo".

C'è chi ha pensato di quantificare questa tendenza ormai in atto da diversi anni: la Agostini Associati (un'agenzia di traduzione) ha scoperto che dal 2009 al 2010 l'uso di termini inglesi nelle aziende è aumentato del 223%.
Per farlo, ha analizzato documenti aziendali italiani prodotti nel 2009, per un totale di 56 milioni di parole, confrontandoli con documenti del 2010 (54 milioni di parole).

Tra i risultati più inquietanti, il fatto che in alcune frasi l'inglese venisse usato addirittura in una parola su tre; sembra impossibile, e invece è fattibilissimo, come dimostra questo video.



Ma che cosa succede nelle altre lingue neolatine? Francesi, spagnoli e portoghesi parlano forse franglese, spanglese e portonglese?
Sembra proprio di no, e c'è addirittura chi esagera nel senso della nazionalizzazione: la Francia si è preoccupata di indire un concorso per far scegliere agli studenti l'equivalente francofono di alcuni anglicismi di uso comune, come chat e newsletter.
Per chat si è individuata la parola éblabla, mentre la newsletter è diventata infolettre.

Deve pur esistere una via di mezzo tra l'itanglese e la nazionalizzazione (che ricorda tanto l'italianizzazione forzata dei tempi del fascismo, in cui "bar" diventava "mescita" e "whisky" si trasformava in "acquavite"). Agostini Associati ha provato a cercarla proponendo un codice che segnali quando è accettabile inserire un termine inglese in un testo italiano e quando proprio non lo è: lo trovate qui.

domenica 28 novembre 2010

Amazon sbarca in Italia: una scossa al mercato delle librerie online

Da grandi fan di Amazon.co.uk, il sito per l'acquisto di libri in lingua inglese (ma non solo), abbiamo accolto con piacere la notizia della nascita del gemello italiano, Amazon.it, con due milioni di libri in pronta consegna (di cui 100.000 in italiano). Poi abbiamo riflettuto meglio e ci siamo chieste: che fine farà la concorrenza?

La prima cosa che balza all'occhio è che i prezzi di Amazon.it sono generalmente inferiori, e di molto, rispetto a quelli delle altre librerie online. Facciamo un esempio prendendo un libro a caso, che so, nostro: Da pellegrini sui Sacri Monti è venduto su Webster a prezzo pieno (15.90 €), su Ibs con uno sconto del 15%, a 13,52 € e su Amazon a soli 11,13 €. Stando a quanto afferma il senior vice president international di Amazon, Diego Piacentini, il colosso mondiale delle librerie online può permettersi sconti simili grazie alle economie di scala e all'abbattimento dei costi fissi.

Un punto su cui, invece, i tre siti confrontati praticano gli stessi prezzi è la spedizione: di norma costa 2,40 €, ma diventa gratuita per ordini oltre i 19 euro. In sostanza, queste librerie online sono alla pari con Amazon per quanto riguarda la spedizione, ma più care a livello di prezzi dei libri: riusciranno a sostenere la concorrenza?

martedì 9 novembre 2010

E-book: ultimi dati dal convegno alla Cattolica "Engaging the Reader"

Ieri siamo andate all'Università Cattolica a sentire le ultime novità sull'e-book, raccontate dal fior fiore degli esperti in materia: oltre ai professori del Master in Professione Editoria c'erano gestori delle piattaforme di distribuzione, editori digitali e non, rappresentanti dell'AIE, agenti letterari, librai indipendenti, esponenti del settore bibliotecario e autori di e-book. Mancavano le associazioni dei traduttori, e questo ovviamente ci è dispiaciuto, ma sono state poste le basi per una loro futura partecipazione.

Ecco qualche spunto tra i molti che sono stati proposti durante il pomeriggio: innanzitutto qualche numero sulle previsioni di vendita dell'e-book, riportato da Aurelio Mottola (direttore della casa editrice Vita e Pensiero).
Nel 2009 le vendite di e-book sono state pari allo 0,03% dell'intero mercato editoriale; a fine anno ci si aspetta di toccare lo 0,1% (che comunque non è poco: 3,4 milioni di euro), mentre nel 2011 si conta di arrivare al 4,5%.

logo convegno engaging the reader università cattolica

Un mercato in crescita, dunque, ma al momento gli e-book in circolazione sono semplicemente la versione digitale dei libri di carta: non si stanno sfruttando tutte le possibilità offerte dal mezzo elettronico. Ad esempio sarebbe possibile inserire nei testi elementi di multimedialità, come musica e video, o di interattività, come forum in cui scambiare opinioni con gli altri lettori dello stesso e-book, o ancora costruire i testi come ipertesti, dando al lettore la possibilità di seguire un link oppure un altro, come sul web.

Per usare una metafora proposta da Alessandro Zaccuri, scrittore e giornalista, il passaggio dal libro all'e-book assomiglia a quello dal teatro al cinema. All'inizio il cinema si limitava a filmare il teatro, e solo con il tempo sono state sfruttate appieno tutte le potenzialità del nuovo mezzo.

mercoledì 20 ottobre 2010

Una vignetta di Altan sul futuro dell'e-book

(Tratta dal sito de L'Espresso)

Si ride amaro con la vignetta di Altan: secondo una ricerca Istat, infatti, nel 2009 solo il 45,1% della popolazione (meno di un italiano su due) ha letto almeno un libro, e il 10,3% degli intervistati (uno su dieci) ha dichiarato di non avere nemmeno un libro in casa.

Se questa è la situazione, quali sono le prospettive per la diffusione dell'e-book?
Qualche risposta si trova in una ricerca commissionata dall'Associazione Italiana Editori e presentata al Salone del libro di Torino, scaricabile qui.

Nella ricerca, così come nella vignetta di Altan, la parola e-book viene erroneamente usata come sinonimo di "e-reader", alimentando la confusione su questo prodotto. L'e-book è il libro digitale, mentre l'e-reader (o e-book reader) è uno dei supporti hardware su cui l'e-book può essere letto (gli altri sono: PC, cellulari, tablet computer come l'iPad). Questo ci fa pensare che forse nemmeno chi ha commissionato la ricerca avesse le idee tanto chiare sulla materia; del resto la rilevazione risale al marzo 2009, quindi in un certo senso la questione e-book in Italia non era ancora scoppiata.

Stando ai risultati, il 20% degli intervistati è "probabilmente o sicuramente disponibile" a leggere contenuti di svago (ad es. romanzi) sullo schermo del PC o dell'e-reader, mentre l'11% ha dato la stessa disponibilità alla lettura di testi sul cellulare.

lunedì 11 ottobre 2010

L'e-book in Italia: che cosa cambierà per traduttori e autori?

Oggi vogliamo condividere con voi qualche spunto su uno dei tanti temi trattati durante il convegno AITI del 7 ottobre (vedi post sotto): l'e-book e l'impatto che potrebbe avere su autori e traduttori.

Magari ancora non ci abbiamo riflettuto, ma può darsi che il mondo del libro così come lo abbiamo conosciuto cambi del tutto o in parte, un po' come è accaduto nel passaggio dal vinile al cd all'iPod. E di conseguenza potrebbe cambiare anche il mestiere di traduttore o di autore.

Ecco alcuni dati e riflessioni proposti dall'editore Piero Severi durante il convegno, integrati con ulteriori dettagli:

- Innanzitutto c'è da sottolineare la rapidità di penetrazione dell'i-Pad (nei primi 80 giorni ne sono stati venduti 3 milioni di pezzi in tutto il mondo, ossia 37.500 al giorno). Per fare un confronto, prendiamo il lettore di DVD: durante il primo anno ne sono stati venduti "solo" 375.000 pezzi (1.027 al giorno), il che la dice lunga sull'impatto che l'iPad potrebbe avere nel giro di poco tempo: è un mercato che potrebbe esplodere.

EBookreal

- Un altro dato: l'anno scorso, nel periodo natalizio, Amazon ha venduto più e-book per Kindle che libri fisici; nel suo catalogo ci sono circa 200.000 titoli di e-book.

- Un nuovo trend dagli USA: alcuni scrittori hanno deciso di vendere i loro e-book in modo indipendente, riappropriandosi dei diritti d'autore per questo formato: un esempio è Joe Konrath (qui trovate il suo blog). Nella produzione di e-book, infatti, i costi di produzione vengono abbattuti dell'80% (in particolare i costi di stampa, rilegatura, immagazzinamento, distribuzione), quindi i margini di guadagno per gli editori sono molto più alti, ma non è affatto detto che vengano divisi con gli autori e i traduttori... così Konrath ha deciso di mettersi in proprio.

sabato 2 ottobre 2010

Traduttori e riconoscimento della professione

Il riconoscimento professionale dei traduttori è il punto caldo su cui si dibatte da tempo nell'ambito dell'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti (AITI).

Il 25% dei libri pubblicati in Italia, infatti, è in traduzione, ma quanti lettori conoscono il nome del traduttore del loro libro preferito? Per scoprirlo, possiamo fare un sondaggio fra gli amici (basta che non siano traduttori!), ma anche tirando a indovinare si può immaginare che la risposta sia la stessa: davvero pochi.

Questo dipende anche dal fatto che sui libri il nome del traduttore bisogna andarlo a cercare sul frontespizio oppure nel colophon. Solo pochi editori virtuosi lo mettono in copertina, come Alet e Meridiano Zero. Eppure è lui che fa il lavoro! (Anzi, lei, visto che nell'80% dei casi si tratta di donne).

Anche a livello di tutele, non siamo messi meglio: non ci possiamo ammalare, avere figli e nemmeno andare in pensione, perché non esistono leggi che ci tutelino in queste situazioni.

Per fare fronte a questi problemi, AITI si è mobilitata in una campagna mediatica e in una serie di incontri con le istituzioni per il riconoscimento professionale dei traduttori. Ecco alcuni articoli che sono stati pubblicati di recente: appello al ministro Brambilla, articolo del Corriere della Sera, blog Storie di oggi.



Si riparlerà di questi argomenti il 7 ottobre a Milano (via Macedonio Melloni 3, h 9), in un convegno organizzato da AITI Lombardia per fare il punto con le istituzioni e capire come stanno cambiando le cose.

Nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 17, una tavola rotonda con i rappresentanti dell'editoria e delle aziende per costruire insieme nuove pratiche di lavoro soddisfacenti per tutte le parti. Noi ci saremo, e Alessandra modererà la tavola rotonda editoriale: se vieni ci farà piacere vederti!

Scarica il programma della mattina
Scarica il programma del pomeriggio
Leggi il resoconto del tavolo editoriale

mercoledì 16 giugno 2010

Stressati? Forse è la troppa informazione


Proviamo a guardarla da un altro punto di vista: se siamo stressati, forse è anche perché ogni giorno il nostro cervello viene bombardato da 34 Gigabyte di informazione... per avere l'idea di quanto sia, basti pensare che per memorizzare il tutto ci vorrebbe un quinto del disco rigido del nostro portatile.

Il dato compare in How Much Information?, un rapporto della University of California a San Diego (potete scaricarlo integralmente qui).
Altro dato? Rispetto al 1980, l'incremento del volume di informazioni è pari al 350%! I responsabili sono la grafica dei pc (55%) e la tv ad alta definizione (35%), ma se consideriamo invece il tempo che dedichiamo a ciascun mezzo di comunicazione, la tv è in testa con 4,9 ore al giorno, seguita da radio (2,2) e pc (1,9).

Per noi che passiamo tutta la giornata al computer, le cose non vanno certo meglio: dev'essere per questo che dopo il lavoro sentiamo il bisogno di spazi (possibilmente) verdi e aperti e di silenzio.

Dato che il trend non farà che salire, il cervello dovrà adeguarsi oppure costringerci a pause sempre più rigeneranti...
voi cosa ne pensate?

(foto di Jens Langner reperibile qui)

venerdì 14 maggio 2010

Il futuro dell'e-book

Ieri siamo state al Salone del libro di Torino e abbiamo assistito a un incontro organizzato dall'Associazione Italiana Editori sul tema "Che fine farà l'e-book?"

Quello che si è capito dell'e-book è che gli editori, per dirla con le parole di Mao (come ha fatto il relatore, Giovanni Peresson di AIE), sono "entusiasti, ma calmi": stanno studiando la situazione e analizzando il mercato, pronti a lanciare il nuovo prodotto.

E' stata presentata anche una ricerca sull'atteggiamento dei consumatori nei confronti dell'e-book (puoi trovarla qui, è dettagliatissima).

Alcuni, come il presidente dell'AIE Marco Polillo, sperano che, grazie a questo strumento, possano avvicinarsi alla lettura anche le persone che di solito non leggono. Si parla soprattutto dei giovani e dei giovanissimi, appassionati di cellulari e PC, e quindi potenzialmente più attratti dalla tecnologia dell'e-book.

Noi abbiamo visto un e-book reader dei più recenti, di formato piccolo, e siamo rimaste molto colpite dalla nitidezza dei caratteri sullo schermo (sembra davvero di leggere sulla carta).

D'altra parte, il grosso handicap è il display: contiene poche decine di parole e obbliga a girare continuamente le pagine elettroniche. Ma sembra un limite facilmente superabile.

mercoledì 17 febbraio 2010

La letteratura è maschio o femmina?

quadro vermeer donna che scriveCome accade in molti campi, anche in quello editoriale si registra una presenza maschile superiore a quella femminile: stando alle statistiche, nel 2008 in Italia le donne autrici erano il 38% del totale (già un miglioramento rispetto al 31% del 2002).

Per quanto riguarda i traduttori, invece, le percentuali si rovesciano: analizzando la banca dati dell'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti si vede che i professionisti che lavorano nell'editoria sono per l'81,6% donne e solo per il 18,4% uomini.

La scrittrice Sandra Petrignani si interroga sul sesso della letteratura: leggila sul suo blog!

(Il quadro di Vermeer, Donna che scrive una lettera, è tratto da qui).