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lunedì 25 gennaio 2016

Perché per le traduzioni è meglio ingaggiare un professionista (parte II)

Su un treno regionale toscano abbiamo trovato questo cartello, tradotto (si fa per dire) in tre lingue.


Sul burocratese del testo originale italiano già ci sarebbe da discutere, ma che cosa penseranno i viaggiatori che sanno l'inglese? Probabilmente si metteranno a ridere (o a piangere, a seconda del tipo): tanto per cominciare non si dice equipe of ma casomai equipped with, e detector of fire andrebbe sostituito con fire detector. Nella seconda parte due parole, declenchement e evacuer, sono prese di peso dal francese, ma non trovano posto nel dizionario inglese, precipitatation ha una sillaba in più, come into contact with the crew andrebbe riformulato in contact train crew e nel complesso il testo è quanto di più remoto possa esistere dal modo in cui lo scriverebbe un madrelingua. 
È inglese maccheronico, per intenderci.

Ma perché, perché cavarsela con il fai da te invece di rivolgersi a un/a professionista? 
Ce ne sono tanti, per esempio nell'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, che di mestiere fanno proprio questo: traducono, e possono coprire moltissime combinazioni linguistiche, tra cui italiano-inglese.

In questo momento gli strafalcioni stanno viaggiando in lungo e in largo per la Toscana... che peccato!


Se l'argomento ti interessa, guarda anche i video del post Perché per le traduzioni è meglio ingaggiare un professionista

venerdì 16 settembre 2011

Se il traduttore si ammala... oggi c'è un piano di assistenza su misura

Quando un traduttore editoriale si ammala è un grosso problema, perché se non è in grado di lavorare le sue entrate si azzerano. Se poi ha anche una famiglia da mantenere, la situazione diventa davvero difficile.

Se è capitato anche a te di lamentarti della situazione, puoi rilassarti almeno un po': da oggi le cose vanno meglio. Il Sindacato Traduttori Editoriali ha stipulato un accordo con la società di mutuo soccorso Insieme Salute, grazie al quale chi si iscrive al piano di assistenza sanitaria potrà finalmente ricevere un sostegno economico in caso di malattia.

termometro

Questo il succo dell'accordo:
  • per iscriversi al piano di assistenza sanitaria occorre essere membri della Sezione Traduttori (se vuoi sapere come iscriverti al Sindacato Traduttori Editoriali, clicca qui: la procedura è semplicissima e i costi molto contenuti);
  • l'iscrizione al piano di assistenza sanitaria costa 246 euro l'anno + 12 euro per ciascun familiare stretto al quale si vuole estendere la copertura (la spesa è detraibile al 19%). Per scaricare il regolamento e richiedere maggiori informazioni, clicca qui;
  • il piano offre sussidi di malattia e ricovero, assegni di gravidanza, rimborso dei ticket sanitari e delle prestazioni di alta diagnostica, sussidi in caso di invalidità o perdita dell'autosufficienza (leggi questo post per conoscere i dettagli);
  • a chi sottoscrive la mutua entro il 1° novembre sarà garantita anche la copertura per le malattie pregresse (tranne quelle croniche o congenite).
Bello, no?
Ringraziamo i colleghi del Sindacato Traduttori che hanno lavorato a lungo per raggiungere questo accordo!

lunedì 6 giugno 2011

Come stanno i traduttori italiani?

Qualche tempo fa, insieme ad altri 4000 fra traduttori, redattori e autori (ma anche avvocati, architetti, biologi ecc.), abbiamo risposto a un questionario proposto da Ires-Cgil nell'ambito di una ricerca dal titolo Professionisti: a quali condizioni?.

Lo scopo della ricerca era fotografare per la prima volta la situazione dei professionisti italiani. Sì, perché in genere, quando in Italia si parla di lavoro, ci si riferisce al lavoro dipendente. Invece c'è tutto un mondo di professionisti, completamente sconosciuto alle istituzioni e all'opinione pubblica, che lavora con contratti e tutele molto diversi da quelli dei lavoratori dipendenti e che Ires-Cgil ha deciso di interpellare su varie questioni: previdenza e tutele, reddito, livello d'istruzione, continuità del lavoro, percezione del proprio status lavorativo, obiettivi da perseguire come categoria.

Il quadro che emerge dai risultati (che puoi leggere qui) è piuttosto sconfortante: i professionisti sono il segmento "colto" dei lavoratori italiani (l'80% ha una laurea, contro il 12% dei dipendenti delle aziende), ma anche quello con il reddito più basso (il 23% guadagna meno di 1000 euro al mese, il 44,4% meno di 1500) e con un forte senso di precarietà: il 71% riferisce ad esempio di aver incontrato difficoltà nell'accesso al credito (richiesta di mutui e simili), mentre il lavoro è intermittente per circa il 70% dei professionisti della traduzione e dell'editoria, che alternano periodi di attività a momenti di riposo forzato.

E le tutele? Non esistono forme di sostegno al reddito per chi ha partita Iva, né tantomeno per chi, come i traduttori editoriali, lavora in regime di diritto d'autore; per quanto riguarda la previdenza, quest'ultima forma contrattuale la esclude per legge, quindi autori e traduttori possono scordarsi la pensione.

Un quadro ben diverso da quello ormai consolidato nell'immaginario collettivo, che vuole il professionista privilegiato e danaroso...

Che cosa si può fare, quindi, per migliorare la situazione? Il nostro consiglio è sempre quello di unirsi ad associazioni di categoria come AITI e al Sindacato Traduttori Editoriali, che fin dalla loro fondazione lavorano per il riconoscimento della professione e il miglioramento delle condizioni di lavoro dei traduttori. Da soli non abbiamo peso, insieme si possono cambiare le cose.

Per saperne di più, leggi questo editoriale del Giornale delle Partite Iva e questo articolo di Repubblica con tabelle di approfondimento.

giovedì 14 aprile 2011

Citare il nome del traduttore...

... non è un'abitudine dei giornali o del web, nemmeno quando riportano lunghi estratti del testo tradotto. In questo caso sarebbero tenuti a farlo in base all'art. 70, comma 3 della legge sul diritto d'autore.

Che cosa possiamo fare per vedere citato il nostro nome accanto a quello dei libri che abbiamo tradotto?

Per quanto riguarda i giornali, c'è chi scrive lettere in tono garbato, ottenendo in alcuni casi risposte positive. Un esempio da seguire.

Passando alle recensioni sul web, possiamo scrivere a chi ha citato il nostro libro, senza limitarci ai giornali online, ma rivolgendoci anche ai blog e ai siti: l'importante è far capire che dietro ogni libro tradotto c'è un traduttore.

Ma come tenere sotto controllo la massa di informazioni pubblicate ogni giorno? Non occorre farlo di persona, c'è Google Alert che lo fa per noi: questo strumento facile da usare cerca tra le notizie recenti tutte quelle in cui compare la stringa di testo che gli indichiamo e ci comunica i risultati per email a cadenza giornaliera o settimanale.

Fin qui le azioni che possiamo intraprendere come singoli; a livello di categoria, l'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti e il Sindacato Nazionale Scrittori, Sezione Traduttori sono molto attivi nei contatti con i media. Ecco alcuni risultati recenti del loro impegno: il comunicato stampa di AITI in merito alla scarsa qualità dell'interpretazione di un discorso di Mubarak e un articolo su Repubblica Firenze dedicato a due traduttori di noir, in cui si cita l'SNS.

giovedì 9 dicembre 2010

Il caso di Yara e la traduzione sbagliata

Pare che con la sparizione di Yara, la tredicenne di Brembate, il marocchino Fikri non c'entri nulla. Una delle prove che hanno portato al suo fermo non è una prova, ma un errore di traduzione dall'arabo: in un'intercettazione telefonica gli era stata attribuita la frase "Allah, perdonami, non l'ho uccisa io", ma in realtà avrebbe detto "Dio, fa che risponda".

Com'è possibile che sia successa una cosa del genere? Non sappiamo come sono andate le cose, ma possiamo fornire qualche dato sulle condizioni di lavoro degli interpreti e traduttori giudiziari:
  • hanno un'enorme responsabilità;
  • ricevono ancora oggi gli onorari fissati nel 1980 e adeguati all'euro: 14,68 euro per le prime due ore di lavoro (dette in gergo "vacazione"), a cui si aggiungono 8,15 euro per ogni vacazione successiva. Non possono fare più di 4 vacazioni al giorno, per cui al massimo possono guadagnare 39 euro. Ah, dimenticavo: le cifre, naturalmente, sono lorde. Oltretutto, i tempi di pagamento sono lunghi e in genere passa un anno prima che l'interprete riceva il (magro) compenso che gli spetta.
Chi può permettersi di lavorare a cifre simili? Non certo un professionista. Spesso va a finire che, soprattutto per le lingue meno rappresentate nel nostro paese, le autorità giudiziarie si rivolgono a un madrelingua che magari conosce un certo dialetto, ma il più delle volte non ha le necessarie competenze di interprete o traduttore. Non è colpa sua: semplicemente, quello non è il suo mestiere.

Ma perché le autorità dovrebbero chiedere che so, a un idraulico o a una commercialista, di fare l'interprete? Questo è uno dei tanti problemi che derivano dalla mancata regolamentazione della professione. Siccome non esistono regole per l'accesso alla professione, può esercitarla chiunque, anche un idraulico: basta che si iscriva ai ruoli in tribunale, dove nessuno verificherà le sue competenze. Che importa se poi ci va di mezzo il futuro di qualche innocente?

L'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti conduce da anni una campagna per il riconoscimento e la regolamentazione della professione. Leggi il comunicato stampa dell'Associazione in merito all'errore di traduzione nel caso di Yara e gli articoli sulle condizioni di lavoro di traduttori e intrepreti di tribunale pubblicati sul Sole 24 Ore, su MondoProfessionisti e sul Corriere della Sera. Per approfondimenti sui lavori degli inquirenti di Bergamo e su come l'errore è stato scoperto, leggi questo articolo del Corriere.

Aggiornamento del 20/12: una collega ci ha informato che al tribunale di Milano esistono dei criteri per essere inseriti nelle liste: bisogna presentare una certificazione dei lavori già svolti e superare un esame orale di lingua presso la Camera di Commercio. Per presentare questa documentazione bisogna però pagare alcune centinaia di euro in balzelli, il che costituisce un deterrente (sia per molti stranieri che svolgono lavori precari sia per i professionisti!).

mercoledì 24 novembre 2010

Come trovare un editore? Consigli per aspiranti traduttori

Di recente abbiamo tenuto due seminari al corso di Teoria e tecnica della traduzione spagnola dell'Università degli Studi di Milano e tra le domande più gettonate c'è stata appunto: "Come trovare un editore?".

Su questo argomento è già stato detto moltissimo in rete e consigliamo prima di tutto di visitare la sezione "Traduttori si diventa" di Biblit. Troverete tutte le informazioni per stabilire il primo contatto, sapere se il testo che volete proporre è già stato tradotto e molto altro.
Per quanto riguarda invece gli aspetti fiscali e giuridici della professione e la tutela delle opere letterarie, consigliamo la pagina delle FAQ del Sindacato Nazionale Scrittori.
Infine, alcuni suggerimenti di Marina Rullo e Vincenzo Barca del Sindacato Nazionale Scrittori si trovano in questa intervista.


Oltre a questo, ci sembra una buona idea iscriversi all'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti (AITI) come soci praticanti: è richiesto un diploma di laurea in traduzione o interpretazione, ma non è necessaria alcuna esperienza professionale; tutte le informazioni per l'ammissione si trovano qui.

Perché farlo?
AITI mette a disposizione un programma di tutoraggio grazie al quale i soci praticanti possono essere affiancati ai traduttori professionisti per migliorare le proprie capacità professionali, acquisire credenziali, referenze ed esperienza.

Inoltre è possibile accedere a prezzo ridotto o gratuitamente ai numerosi seminari organizzati dall'Associazione ed entrare in contatto con una rete di professionisti nelle occasioni formative, durante l'assemblea annuale dei soci, ma anche quotidianamente, tramite la mailing list degli iscritti.

Non solo: tutti i soci vengono inseriti in un database al quale aziende e case editrici possono attingere quando cercano un traduttore a cui affidare il lavoro; lo trovate in alto a destra nella home page del sito.

(La foto, di autore ignoto, è conservata presso gli archivi dello Smithsonian Institute.) 

sabato 2 ottobre 2010

Traduttori e riconoscimento della professione

Il riconoscimento professionale dei traduttori è il punto caldo su cui si dibatte da tempo nell'ambito dell'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti (AITI).

Il 25% dei libri pubblicati in Italia, infatti, è in traduzione, ma quanti lettori conoscono il nome del traduttore del loro libro preferito? Per scoprirlo, possiamo fare un sondaggio fra gli amici (basta che non siano traduttori!), ma anche tirando a indovinare si può immaginare che la risposta sia la stessa: davvero pochi.

Questo dipende anche dal fatto che sui libri il nome del traduttore bisogna andarlo a cercare sul frontespizio oppure nel colophon. Solo pochi editori virtuosi lo mettono in copertina, come Alet e Meridiano Zero. Eppure è lui che fa il lavoro! (Anzi, lei, visto che nell'80% dei casi si tratta di donne).

Anche a livello di tutele, non siamo messi meglio: non ci possiamo ammalare, avere figli e nemmeno andare in pensione, perché non esistono leggi che ci tutelino in queste situazioni.

Per fare fronte a questi problemi, AITI si è mobilitata in una campagna mediatica e in una serie di incontri con le istituzioni per il riconoscimento professionale dei traduttori. Ecco alcuni articoli che sono stati pubblicati di recente: appello al ministro Brambilla, articolo del Corriere della Sera, blog Storie di oggi.



Si riparlerà di questi argomenti il 7 ottobre a Milano (via Macedonio Melloni 3, h 9), in un convegno organizzato da AITI Lombardia per fare il punto con le istituzioni e capire come stanno cambiando le cose.

Nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 17, una tavola rotonda con i rappresentanti dell'editoria e delle aziende per costruire insieme nuove pratiche di lavoro soddisfacenti per tutte le parti. Noi ci saremo, e Alessandra modererà la tavola rotonda editoriale: se vieni ci farà piacere vederti!

Scarica il programma della mattina
Scarica il programma del pomeriggio
Leggi il resoconto del tavolo editoriale

lunedì 28 giugno 2010

Seminario sulla revisione editoriale

Un seminario sulla revisione con grandi traduttrici e redattrici: questo è l'evento, organizzato dall'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti della Lombardia, al quale abbiamo assistito venerdì scorso a Milano.

C'erano Roberta Scarabelli (traduttrice di Ken Follett e Dan Brown), Donata Schiannini (redattrice di lungo corso), Yasmina Melaouah (traduttrice storica di Daniel Pennac), Laura Cangemi (che traduce letteratura per bambini dallo svedese) e Anna Mioni (traduttrice di Stephenie Meyer e Tom McCarthy).

logo AITI associazione italiana traduttori e interpreti
La discussione è stata molto animata e stimolante. In apertura, Roberta Scarabelli ha descritto le fasi della revisione editoriale, proponendo alcune linee guida generali:
1. non inserire errori dove non ci sono,
2. non intervenire sulla base del gusto personale (se una modifica non è necessaria, non farla),
3. fare attenzione ai calchi,
4. controllare che lo stile risulti fluido,
5. capire in quali punti il testo "cade" e vorrebbe essere corretto,
6. controllare il registro linguistico,
7. verificare la coerenza interna (che i personaggi non cambino colore di capelli) e la cronologia degli eventi (che i personaggi non invecchino di 10 anni in 3).

Donata Schiannini ha poi introdotto il concetto di redattore come "custode del testo": è la figura che cerca di curare gli interessi del testo dalle origini (segnalando all'autore eventuali errori) attraverso tutte le fasi della lavorazione, traduzione compresa, senza dimenticare la grafica. Lo scopo del redattore è fare sì che il testo venga rispettato il più possibile e protetto da eventuali "tradimenti".

Yasmina Melaouah ha raccontato alcune sue esperienze di lavoro con i revisori, enfatizzando l'importanza che riveste per lei la buona resa dello stile. A questo proposito ha citato Milan Kundera: "L'autorità suprema per un traduttore dovrebbe essere lo stile personale dell'autore", non la ricerca di una bella lingua a tutti i costi. Se l'autore ha scelto la trasgressione stilistica, il traduttore dovrà cercare di restituirla nella lingua d'arrivo.

Anna Mioni e Laura Cangemi, infine, hanno presentato un importante documento (scaricabile qui) elaborato all'interno del Sindacato Nazionale Scrittori per promuovere buone pratiche di lavoro fra traduttori, revisori e redattori.

Insomma, sulla revisione c'è tantissimo da dire: ne riparlerà Alessandra ai due seminari che terrà alle Giornate della traduzione letteraria di Urbino il 17 e 18 settembre.