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lunedì 15 gennaio 2018

Perché si diventa lettori (e da grandi si lavora nell'editoria)?

Come tanti genitori, forse vi scervellate chiedendovi che cosa fa di un bambino un futuro divoratore di libri e di una bambina una futura lettrice appassionata, in modo da poter dare queste utili abitudini ai vostri figli.
E pensando a voi stessi, sapreste dire perché avete sviluppato la passione per la lettura?

Queste sono le domande che si è posta anche Shirley Brice Heath, studiosa di antropologia linguistica, andando in giro per gli Stati Uniti negli anni Ottanta. Grazie alle sue ricerche ha trovato non solo le risposte, ma anche il motivo che spinge tante persone a fare dei libri il proprio mestiere.

La studiosa ha frequentato le "zone di transizione forzata", ossia i luoghi nei quali la gente è costretta a passare il tempo senza poter guardare la tv né, all'epoca, lo schermo del cellulare: ha visitato aeroporti, viaggiato sui mezzi pubblici, è andata nelle località balneari. Qui ha individuato coloro che, invece di fare qualcos'altro, leggevano opere letterarie di qualità, dopodiché li ha intervistati per scoprire come fossero diventati voraci lettori.


Innanzitutto ha scoperto che in genere queste persone avevano sviluppato la passione per la lettura quando erano bambine.

Quanto al perché avevano iniziato a coltivare un forte interesse per le opere letterarie, Shirley Brice Heath ha notato che i lettori appassionati ricadevano in due categorie:
  • quelli che si erano tuffati nei libri perché uno o entrambi i genitori amavano leggere;
  • quelli che da bambini erano degli "isolati sociali" e, sentendosi diversi da coloro che li circondavano, avevano stabilito un dialogo con gli autori dei libri che leggevano.


E la studiosa non si è fermata qui: intervistando tantissimi romanzieri, è giunta alla conclusione che i lettori del tipo "socialmente isolato" hanno molte più probabilità di diventare scrittori (e, aggiungiamo, forse anche traduttori e redattori?) rispetto a quelli che hanno iniziato a leggere imitando il modello genitoriale.

Se la lettura era il mezzo di comunicazione preferito durante l'infanzia, da adulti la scrittura (così come, ipoteticamente, la traduzione e la redazione) può essere tra i canali privilegiati per connettersi al resto del mondo.

Per quanto ci riguarda, dobbiamo dire che la teoria di Shirley Brice Heath è fondata.
Certo, abbiamo qualche resistenza ad ammettere che da piccole eravamo due "isolate sociali", ma per fortuna Jonathan Franzen, che all'argomento ha dedicato questo saggio, ci rassicura affermando che "il fatto di essere un bambino socialmente isolato non condanna automaticamente a diventare un adulto imbranato alle feste e con l'alito cattivo".

Che ci dite di voi, vi riconoscete in questi risultati?


Le foto sono di Visualhunt.com.

lunedì 14 ottobre 2013

Come tradurre il dialetto? Il caso Montalbano

Nell'ultima settimana ci siamo date alla lettura accanita dei libri di Andrea Camilleri dedicati all'ispettore Montalbano e siamo rimaste molto colpite dall'uso che lo scrittore fa dell'italiano e del dialetto siciliano. Da traduttrici, il nostro pensiero è andato subito alla fatica dei colleghi stranieri che hanno tradotto i libri di Camilleri, molto letti anche all'estero.

I romanzi, infatti, contengono almeno quattro tipi di lingua.
Innanzitutto ci sono (1) pochissimi brani scritti interamente in italiano, lingua che Camilleri utilizza ad esempio quando affronta temi sociali che gli stanno a cuore e che vuole rendere perfettamente comprensibili a tutti i lettori.
La narrazione è condotta per lo più in un italiano misto a dialetto siciliano (2), come si vede dall'incipit de Il ladro di merendine:

"S'arrisbigliò malamente: i linzòla, nel sudatizzo del sonno agitato per via del chilo e mezzo di sarde a beccafico che la sera avanti si era sbafàto, gli si erano strettamente arravugliate torno torno il corpo, gli parse di essere diventato una mummia."

(E tutti  sudati dovevano essere anche i traduttori stranieri quando hanno attaccato questa frase.)


Le difficoltà di traduzione, però, non sono finite qui: ci sono anche frasi, soprattutto la parlata di personaggi di estrazione popolare e i proverbi, interamente in siciliano come "Futtiri addritta e caminari na rina / portanu l'omu a la ruvina" (3).
C'è poi la lingua parlata da Catarella (l'attendente di Montalbano), un misto di siciliano e italiano storpiato (4):

"Il signor Quistore ha fatto vinìri di Roma un granni e grannissimo crimininilologo ca ci deve fare la lizioni".

Come rendere tutta questa varietà e complessità in una lingua straniera?
Se toccasse a noi un'impresa del genere, cercheremmo in linea di massima di costruire stili diversi corrispondenti a quelli citati sopra e per tradurre il siciliano inseriremmo nel testo qualche parola italiana tra le più note o comprensibili nella lingua d'arrivo, forse anche lo slang usato dagli immigrati italiani in quel paese o eventualmente parole pronunciate in modo storpiato come farebbe un italiano.
Questo in teoria; in pratica non è affatto facile, perché è improbabile che i termini italiani o di derivazione italiana utilizzati, mettiamo, in Gran Bretagna, siano così tanti da consentirci di svolgere quest'operazione in maniera scientifica tutte le volte che Camilleri l'ha compiuta nei suoi romanzi.
Bisognerebbe trovare strategie ulteriori per rendere gli stili distinguibili tra di loro e restituire il più possibile la sicilianità (o quantomeno l'italianità) che caratterizza il testo.

Tu quali strategie useresti?

Se vuoi scoprire quelle adottate dai traduttori di Francia, Germania, Portogallo, Finlandia, Turchia, Giappone, Danimarca e Olanda, clicca qui. Per saperne di più leggi anche: l'articolo di Repubblica intitolato "Tradurre Montalbano nello slang del Bronx", il punto n. 3 dell'intervista al traduttore norvegese di Camilleri, Jon Rognlien, che illustra bene le difficoltà di traduzione e l'articolo del Corriere su "Montalbano tradito in Spagna".
In questa pagina trovi invece un glossario della lingua di Camilleri e qui un'analisi dell'uso della lingua nei romanzi di Montalbano con esempi tratti dai libri.

martedì 6 agosto 2013

Sulle orme di Joyce a Trieste

"La mia anima è a Trieste", scrisse Joyce alla moglie Nora nel 1909.
Così, dopo il viaggio in Inghilterra nei luoghi di Virginia Woolf e la puntata in Irlanda, a Sligo, sulle tracce di Yeats, quest'anno abbiamo deciso di visitare Trieste, città in cui James Joyce visse tra il 1904 e il 1919, e siamo andate alla scoperta delle molte case che lo scrittore prese in affitto e dei posti che frequentò.

L'itinerario parte dal piccolo Museo Joyce collocato all'interno della biblioteca civica di via Madonna del Mare 13: qui si può visionare un video in inglese che ripercorre gli anni di Joyce a Trieste e mostra foto d'epoca della città.
logo Joyce Museum Trieste

Alle pareti si trovano inoltre le riproduzioni di lettere che testimoniano il legame tra Joyce e lo scrittore triestino Italo Svevo.

cartoline riprodotte al museo Joyce

La biblioteca-museo raccoglie inoltre numerose opere di e su James Joyce.

L'itinerario joyciano prosegue poi alla scoperta delle 9 case che lo scrittore affittò nei suoi anni triestini, tutte in pieno centro storico o nelle immediate vicinanze: da via Bramante a via San Nicolò, dove si trovava anche la Berlitz School in cui Joyce insegnò dal 1905 al 1907. Non può mancare poi una sosta alla vecchia sede del quotidiano triestino Il Piccolo (piazza Goldoni), che pubblicò alcuni articoli dello scrittore dedicati alla situazione irlandese.

sede del Piccolo a Trieste


Infine, è possibile imbattersi in Joyce sul Canal Grande triestino: la statua realizzata da Nino Spagnoli fu collocata sul Ponte Rosso nel 2004, in occasione del centenario dell'arrivo di Joyce in città.

statua James Joyce a Trieste

Se l'argomento ti interessa, leggi anche l'itinerario joyciano dettagliato proposto dal Museo Joyce.
Le foto sono di Alessandra.

venerdì 30 novembre 2012

Come traducono gli scrittori?

"Gli scrittori lo fanno meglio" titolava La Stampa circa un anno fa per lanciare la ripubblicazione di alcuni volumi della collana Einaudi chiamata Sts, "Scrittori tradotti da scrittori".

Tra il 1982 e il 2000, infatti, Einaudi aveva ospitato 82 traduzioni letterarie di firme celebri: Wilde nella versione di Franco Ferrucci, Poe e James in quella di Giorgio Manganelli, London proposto da Maurizio Maggiani, Shakespeare da Cesare Garboli, London da Gianni Celati e via discorrendo.

cesare pavese

Ma è proprio vero che gli scrittori "lo fanno meglio"? Vediamo qualche vantaggio e svantaggio di una traduzione letteraria firmata da un autore celebre.

Vantaggi: 
  • lo scrittore ha una notevole sensibilità linguistica che gli tornerà utile al momento di tradurre;
  • l'editore venderà meglio il libro puntando sul fatto che è stato tradotto da uno scrittore famoso.
Svantaggi:
  • lo scrittore non sempre possiede le specifiche competenze di un buon traduttore letterario;
  • a volte lo scrittore, forte della propria celebrità, può essere tentato di imporsi sull'autore del testo originale facendo valere la propria scelta (linguistica o di contenuto) contro quella di chi il testo l'ha partorito. Eccovene un esempio tratto dalla filastrocca di Stevenson The Flowers, che potete leggere in inglese e nella traduzione di Roberto Mussapi:
Fairy places, fairy things,
Fairy woods where the wild bee wings,
Tiny trees for tiny dames- 
These must all be fairy names!

Luoghi fatati, cose fatate
boschi fatati dove ronzan le api,
piccole piante per damine incantate,
nomi fatati, tradotti da Mussapi!


Se l'argomento ti interessa, leggi sul Corriere di Bologna  questa intervista ad autori celebri che fanno anche i traduttori letterari.

La foto, tratta da qui, raffigura Cesare Pavese, noto anche per le sue traduzioni di Melville, Joyce, Dos Passos, Steinbeck, Dickens e Defoe.

mercoledì 3 ottobre 2012

Quali sono i bestseller italiani all'estero?

Se nelle classifiche italiane dei bestseller di questi giorni svettano i libri di Andrea Camilleri, Massimo Gramellini e Corrado Augias, che cosa succede nel resto d'Europa? I nostri autori vengono tradotti oppure no? E se sì, quali?

La domanda è stata posta in questo articolo pubblicato su La Lettura a 7 italianisti stranieri che fanno parte della giuria del premio "Alassio 100 libri" e insegnano nelle università. Ecco il loro responso.

Germania Vanno di moda i libri italiani che dal punto di vista tedesco hanno qualcosa di "esotico": negli anni Ottanta, ad esempio, è stato molto tradotto Eco, poi è stata la volta di Tabucchi e adesso tocca a Camilleri, di cui piacciono soprattutto le descrizioni di prelibatezze gastronomiche.

'Eve Arnold - Marilyn Monroe reading the last page of James Joyce's Ulisses  (1954)' photo (c) 2011, Playing Futures:  Applied Nomadology - license: http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/Gran Bretagna Gli autori italiani si traducono poco, e ce ne siamo accorte anche noi: di recente abbiamo letto Una vita da lettore e Shakespeare scriveva per soldi, due volumi che raccolgono le divertenti recensioni di libri pubblicate da Nick Hornby sulla rivista americana The Believer (che escono in Italia su Internazionale). Indovinate quanti libri italiani c'erano? Nessuno. E di autori non anglosassoni? Forse un paio su 150 circa...

Russia Pare che la letteratura italiana sia arrivata solo in tempi recenti, perché gli stessi traduttori ritenevano alcuni autori troppo difficili. Adesso i russi leggono Camilleri, ma non i suoi romanzi linguisticamente più complessi (quindi niente Montalbano).

Polonia La narrativa italiana è poco seguita, ma in compenso si traduce molta saggistica: grande successo di Gomorra, Roberto Calasso, Tiziano Terzani e Oriana Fallaci.

Spagna Vanno per la maggiore i gialli: Gianrico Carofiglio, Massimo Carlotto e l'immancabile Andrea Camilleri. A differenza dei lettori tedeschi, gli spagnoli non cercano nel commissario Montalbano la novità, ma la ripetizione di elementi già noti.

Svezia Gli svedesi seguono volentieri gli autori italiani, e anche i media si occupano di loro quando visitano il paese. A volte contribuiscono in gran misura al loro successo: le vendite di Io non ho paura si sono impennate dopo l'adattamento radiofonico del volume.

Francia Tra gli autori contemporanei più seguiti al momento ci sono Alessandro Baricco e soprattutto Erri de Luca, i cui titoli vengono tradotti subito dopo l'uscita italiana.

Questi sono i pareri degli italianisti; se avete notizie o idee sui libri italiani che si leggono all'estero, fateci sapere!

lunedì 24 settembre 2012

Sulle tracce di Yeats in Irlanda

Quest'estate abbiamo visitato l'Irlanda e tra le nostre mete c'è stata Sligo, la cittadina del nord-ovest a cui il poeta W.B. Yeats (1865-1939) era profondamente legato. Da quando aveva due anni e per i successivi 14, infatti, Yeats passò le lunghe vacanze estive con i nonni a Sligo, e manifestò poi il legame con quei luoghi in molte sue poesie.

Se volete ripercorrere le tracce di Yeats a Sligo e dintorni, ecco alcuni luoghi da non perdere, illustrati dalle foto di Alessandra.

Prima di tutto, la sua statua posta nel centro del paese, a due passi dalla Yeats Society, che promuove lo studio delle opere del poeta organizzando seminari e altri eventi.

statua di yeats-sligo irlanda

Poi il Ben Bulben, a nord di Sligo, che gli irlandesi definiscono "monte" ma è poco più di una collina (497 m) che domina con i suoi contorni netti e inconfondibili la grande pianura circostante. Lo si può costeggiare a piedi seguendo una comoda strada sterrata: 

benbulben sligo irlanda

Nella poesia Under Ben Bulben Yeats manifestò il desiderio di essere sepolto presso questo monte:

Under bare Ben Bulben's head 
In Drumcliff churchyard Yeats is laid, 
an ancestor was rector there 
Long years ago; a church stands near, 
By the road and ancient Cross. 
No marble, no conventional phrase, 
On limestone quarried near the spot 
By his command these words are cut: 
Cast a cold eye 
On life, on death. 
Horseman, pass by.

E il suo desiderio fu esaudito: nel cimitero della chiesa di Drumcliff, un paesino a pochi km da Sligo, sul lato che guarda il Ben Bulben, si trova infatti la tomba di Yeats, che porta incisi gli ultimi versi della poesia, proprio come il poeta desiderava:

tomba yeats drucliff - sligo - irlanda

Altro luogo a lui caro, a breve distanza da Sligo, le cascate di Glencar, ricordate nella poesia Towards Break of Day:

I thought: "There is a waterfall 
Upon Ben Bulben side 
That all my childhood counted dear.

cascate di glencar - sligo - irlanda

E per finire, lo splendido promontorio di Rosses Point, con un piccolo edificio di pietra, oggi in rovina, dove Yeats giocava quando era bambino: 

Rosses point - sligo - irlanda

La colonna sonora ideale per un viaggio sulle tracce di Yeats è Loreena McKennitt: la cantautrice canadese ha messo in musica alcuni testi del poeta, tra cui The Two Trees e Stolen Child (in cui sono citati Rosses Point e i ruscelli di Glencar).

Se ti interessano i viaggi letterari, leggi anche questo post dedicato ai luoghi di Virginia Woolf in Inghilterra.

venerdì 2 marzo 2012

8 consigli ai recensori da P.D. James

Quante volte, scorrendo la recensione di un libro, ci chiediamo se il critico lo abbia letto davvero?

Nell'autobiografia di P.D. JamesTime to Be in Earnest, ci siamo imbattute nei suoi consigli ai recensori: leggere il libro per intero, per quanto sia scontato, è il consiglio numero uno.

time to be in earnest

Dopo aver recensito moltissimi volumi e fatto parte della giuria del Booker Prize, la grande giallista si sente di dare ai critici letterari, lei compresa, queste indicazioni (la traduzione è nostra):
  1. Leggete sempre tutto il libro prima di scrivere la recensione.
  2. Non impegnatevi a recensire un libro se appartiene a un genere per il quale avete una particolare avversione.
  3. Recensite il libro scritto dall'autore, non quello che ritenete che avrebbe dovuto scrivere.
  4. Se avete dei pregiudizi, e questo è un vostro diritto, affrontateli apertamente e, se del caso, ammetteteli.
  5. Siate ferocemente arguti se dovete e potete, ma non siate mai deliberatamente crudeli, tranne con gli scrittori che indulgono nella crudeltà, e che quindi presumibilmente se la aspettano.
  6. Se detestate nel modo più assoluto il libro e non avete niente di interessante o di positivo da dire, perché recensirlo? Ogni recensione dà a un libro una pubblicità molto ambita ed è un peccato sprecare spazio per un libro artificioso o disonesto quando potreste dire qualcosa di utile su un libro che vale la pena leggere. Un'eccezione a questa regola è l'opera importante e lungamente attesa di un noto scrittore, un caso in cui ci si aspetta il verdetto dei critici più importanti.
  7. Se un caro amico vi dà un libro da recensire e a voi non piace affatto, non recensitelo. A nessuno piace ferire gli amici e la tentazione di essere eccessivamente buoni è troppo forte.
  8. Resistete alla tentazione di usare una recensione per liquidare i conti in sospeso o dare sfogo alla vostra avversione per il sesso, la classe sociale, le opinioni politiche, la religione o lo stile di vita dell'autore. Cercate di convincervi che le persone che disapprovate possono scrivere un buon libro.
Che cosa ne pensate?

venerdì 24 febbraio 2012

Le parole preferite degli scrittori e come tradurle

Ti sei mai accorto che ogni autore ha le proprie parole preferite? A volte si tratta di avverbi, altre volte sono aggettivi, magari di uso poco comune.

Se affrontiamo un libro da lettori forse non ce ne accorgiamo ma, se lo traduciamo, il rapporto con il testo diventa così intimo che alla fine possiamo stilare la lista delle parole preferite dello scrittore.

Nel romanzo americano del 1924 che stiamo traducendo adesso, ad esempio, la stessa parola ricorre per ben 4 volte in poche pagine. Qui la protagonista, finita in miseria, va con il carretto al mercato di Chicago a vendere i prodotti dell’orto per ripagare i debiti. È la prima volta che lo fa, e oltretutto non è un lavoro per donne, perciò è visibilmente agitata. Gli uomini del mercato, invece, esperti del mestiere e navigati negli affari, sono descritti come shrewd o con occhi shrewd (astuti, scaltri). Si tratta di una parola non molto usata e ovviamente il fatto che compaia così spesso in poche pagine ci ha colpito subito.

Altre volte la parola che ricorre più spesso è di uso molto più comune: nei Diari di viaggio di Virginia Woolf che abbiamo tradotto di recente, ad esempio, la parola soft ci ha dato non pochi grattacapi, perché a seconda dei contesti può assumere mille significati diversi: morbido, delicato, duttile, debole, tenue, lieve, sommesso, fioco, soffuso, gentile, tenero, sensibile, permissivo, indulgente e moltissimi altri ancora. (Per i curiosi, tra le altre parole preferite di Virginia sono emerse anche fragile ed emphatic, ma le occorrenze sono poche: la sua ricchezza di vocabolario è impressionante.)

Che cosa può fare il traduttore letterario quando si imbatte ripetutamente nella parola preferita dell'autore? Può scegliere se restituire in italiano la sua particolare inclinazione per quel termine, utilizzando sempre lo stesso traducente (usare "scaltro" ogni volta che incontra la parola shrewd), oppure impiegare tutta la gamma dei sinonimi: scaltro, astuto, furbo, accorto, avveduto, sagace, e chi più ne ha più metta, grazie a un buon dizionario.

A monte di questa decisione c'è sempre una riflessione da fare: quella data parola è frutto di una scelta consapevole dello scrittore oppure no? Può darsi che la scelta sia intenzionale perché lo scrittore vuole sottolineare, ad esempio, come tutti gli uomini del mercato fossero "scaltri" mentre la povera protagonista non lo era. O forse si tratta di un vezzo linguistico: usa "scaltri", ma avrebbe potuto usare indifferentemente uno dei sinonimi.

A noi spetta dunque questa scelta difficile (tanto più nel caso di autrici, come le nostre, già defunte da tempo: agli scrittori viventi potremmo porre direttamente la domanda!). Basandoci sulla conoscenza dell'autore e del testo su cui stiamo lavorando, se ci sembra che la scelta della ripetizione sia intenzionale, e se in italiano è possibile farlo, cerchiamo di mantenere sempre lo stesso traducente.

Tuttavia, non è detto che sia sempre possibile farlo: una parola inglese può essere tranquillamente usata in più contesti diversi che magari in italiano non tollerano l'uso dello stesso traducente. È il caso di Virginia Woolf con soft: non è stato possibile scegliere un traducente e poi usare sempre quello, perché una volta era l'aria a essere soft, un'altra un riquadro (questo ci ha dato qualche problema...), un'altra ancora la terra, e lo stesso termine non funzionava dappertutto. Così, abbiamo scelto di perdere qualcosa per ottenere qualcos'altro: abbiamo perso la ripetizione della parola tale e quale, ma abbiamo guadagnato nella resa del testo. Come spesso accade, il traduttore letterario è un funambolo in bilico tra rigore e flessibilità.

Quali sono le parole preferite dei tuoi autori? E se sei un traduttore editoriale, quali strategie usi per tradurle?

lunedì 13 febbraio 2012

Il dilemma dell'editoria a pagamento

Sono tantissimi gli italiani con un romanzo o un'autobiografia nel cassetto, desiderosi di veder pubblicati i loro scritti: ce lo dimostra anche il numero di richieste che arrivano al nostro sito CercoGiornalistaScrittore.

Queste persone, tuttavia, si trovano ad affrontare un grosso dilemma: proporre il libro a un editore a pagamento, pagare e poi ritirare le copie da regalare agli amici, ma non avere mai la soddisfazione di vederlo in libreria, oppure darsi da fare (senza sapere come) perché un editore nazionale si convinca che il libro è buono e decida di investirci del suo, con il rischio però di aspettare per mesi o anni una risposta e magari di non vederla mai arrivare?

punto interrogativo

La redazione di una rivista letteraria curiosa e brillante di nome Wimbledon: la gente che legge, che usciva nei primi anni Novanta, aveva risolto il dilemma. Ecco qua che cosa proponeva ai suoi lettori-aspiranti-scrittori sul n° 11 del febbraio 1991, a p. 31:

Cari lettori, siamo stati sommersi dalle proposte di pubblicazione. Cari lettori, ve lo diciamo con la mano sul cuore: C'È DA DIVENTARE RICCHI A DARVI RETTA. [...]

Ogni mese su "Wimbledon" vi sarà una sezione intitolata "La gente che scrive". Lo spazio di questa sezione è messo all'asta tra i lettori: fate un'offerta, un tanto a parola, per la vostra poesia, racconto o saggio. Noi pubblicheremo senz'altro quelli che hanno fatto l'offerta più alta.

[...] pubblicheremo tre tipi di scritti: a) scritti di scrittori che per pubblicare ci hanno pagato; b) scritti di scrittori che ci hanno convinto e che pubblicheremo senza pretendere nessun pedaggio; c) scritti scelti a caso tra quelli che ci sono arrivati in redazione. [...]

Noi leggeremo la vostra opera e se ci piacerà la pubblicheremo gratuitamente. Se come è molto più probabile non ci piacerà, andremo a guardare quanto siete disposti a spendere per pubblicarla e se la vostra offerta supera le altre vi metteremo in pagina. Se infine quello che avete scritto non ci è piaciuto e se la vostra offerta è anche bassa, vi daremo ancora una possibilità: estrarremo a sorte qualche scritto da quelli che ci sono pervenuti e lo pubblicheremo lo stesso. Se non vi aiuta né la qualità né la buona sorte, cari amici, è meglio che smettiate! [...]

Naturalmente [non] sarà rivelato il segreto. Nessuno saprà mai se siete bravo o fortunato o semplicemente ricco! La vostra vanità sarà soddisfatta fino in fondo! Potrete orgogliosamente mostrare agli amici e ai parenti l'antologia col vostro nome stampato sopra senza timore di conseguenze! Spedite, spedite senza pietà. Noi aspettiamo.

Originali, no?
Il denaro raccolto andava in beneficenza e la rivista purtroppo è sopravvissuta solo per pochi numeri... ma non sappiamo se le due cose siano collegate.

lunedì 10 ottobre 2011

Vuoi vedere il tuo scrittore preferito?

Visto che i festival letterari durano solo poche settimane all'anno e le presentazioni in libreria si tengono una volta ogni tanto, che fare quando abbiamo voglia di vedere e ascoltare i nostri scrittori preferiti?

Si può provare a cercarli su Booksweb.tv, un sito che raccoglie videointerviste a centinaia di autori italiani e stranieri.

Inserendo il nome dello scrittore nella casella "Cerca" in alto a destra nella pagina, si possono vedere non solo le sue interviste in archivio, ma anche i filmati degli eventi a cui ha partecipato e i booktrailer dei suoi libri.

Una curiosità: scrivendo nella casella di ricerca "traduttori" è possibile vedere un'intervista di 20 minuti alle traduttrici letterarie Ilide Carmignani e Laura Prandino, condotta dal traduttore Stefano Bortolussi. Si parla non solo della professione in generale, ma anche dei metodi di lavoro personali e di molto altro...

Buona visione!

lunedì 26 settembre 2011

I diari di viaggio di Virginia Woolf

Virginia Woolf è ricordata come grande scrittrice modernista, critico letterario e sostenitrice dei diritti delle donne. Non tutti sanno, però, che fu anche un'assidua viaggiatrice.

Oggi vi presentiamo un estratto inedito dai suoi Diari di viaggio del 1906-1909, periodo in cui Virginia Woolf visitò l'Italia, la Grecia e la Turchia. Li abbiamo tradotti per Mattioli 1885 e usciranno in libreria il 5 ottobre. Sono testi ora poetici ora pungenti, in cui le descrizioni dei luoghi si mescolano a bozzetti psicologici delle persone incontrate e a riflessioni sulla scrittura, annotate proprio nel momento in cui Woolf si preparava a scrivere il suo primo romanzo. Il volume contiene anche una nostra postfazione e un ricco apparato di note.
Buona lettura!

diari di viaggio di virginia woolf

Scarica l'estratto pubblicato su la Repubblica del 18 settembre (vai alle pp. 42-43) e leggi le altre recensioni sul nostro sito.

Se l'argomento ti interessa, puoi anche ascoltare la voce della scrittrice e leggere il resoconto di un viaggio in Inghilterra nei luoghi di Virginia Woolf.

mercoledì 26 gennaio 2011

Vuoi sapere se il libro ti piacerà? Vai a pagina 99

Quando siamo in libreria a fiutare un romanzo sconosciuto per decidere se vale la pena comprarlo, diamo un'occhiata alla quarta di copertina e ai risvolti, poi lo apriamo alla prima pagina per vedere come inizia.

Ma non è così che si capisce se un'opera è davvero buona, sosteneva lo scrittore Ford Madox Ford, che consigliava invece: "Apri il libro a pagina 99 e leggi, e la qualità dell'insieme ti sarà rivelata".

Ford Madox Ford

Ma sarà vero? In effetti è probabile che lo scrittore dedichi più attenzione all'incipit del romanzo che non a una pagina a caso, come la numero 99.

Abbiamo fatto una prova con libri di autori, lingue e generi diversi per vedere se il detto attribuito a Ford Madox Ford abbia un fondo di verità, ed ecco qua i risultati.

domenica 24 ottobre 2010

Come ascoltare le voci degli scrittori del passato

Quando leggiamo un libro che ci appassiona, a volte ci capita di pensare: ah, se potessi incontrare la scrittrice, o almeno sentire la sua voce!
In molti casi, però, la scrittrice è morta da un pezzo e non esistono video che la ritraggano, né registrazioni audio.

Che fare in questi casi?

Per gli autori di lingua inglese, abbiamo scoperto che alla British Library esiste un vastissimo archivio audio di autori britannici e americani, e che è possibile ascoltare qualche estratto nel piccolo museo allestito vicino all'ingresso. Così, durante il nostro viaggio sulle tracce di Virginia Woolf, abbiamo sentito un frammento della conferenza che la scrittrice tenne nel 1937 alla BBC, con una voce un po' fessa e una pronuncia d'altri tempi: emozionante.

Ma non è necessario andare fino a Londra per ascoltarla: la British Library sta pubblicando una serie di cd con estratti dei discorsi di celebri scrittori del passato, acquistabili qui.

copertina The Spoken Word British Writers cd pubblicato dalla British Library
Sul sito è possibile ascoltare gratuitamente alcune tracce; il discorso di Virginia Woolf, ad esempio, si può sentire direttamente qui usando Windows Media Player.

Tra gli altri brani liberamente ascoltabili sul sito della British Library ci sono Arthur Conan Doyle che racconta la creazione di Sherlock Holmes, Arthur Miller che parla del matrimonio con Marilyn, H.G. Wells alla radio.

Un altro progetto da tenere d'occhio, ma ancora in fase di realizzazione, è Historical Voices, che renderà disponibile online un database con le voci del Novecento che hanno fatto storia.