domenica 18 agosto 2013

Come sapere se un libro ti piacerà?

In estate di solito si riesce a leggere più che negli altri periodi dell'anno e si parte per le vacanze carichi di libri che magari ci sono stati consigliati o di cui abbiamo letto un'entusiastica recensione di 5 righe. Alcuni sono belle scoperte, altri una delusione.

Come fare per avere un'idea più precisa del libro che ci accompagnerà in vacanza?
Si può consultare Goodreads, un sito che permette, anche senza iscriversi, di leggere sinossi e recensioni molto dettagliate di tantissimi libri italiani e stranieri inserendone il titolo o l'autore nella casella di ricerca posizionata a metà della home page.

goodreads logo

Per ogni libro si trova il voto medio su una scala da uno a cinque, una breve presentazione e poi tantissime recensioni dei lettori in inglese, italiano e molte altre lingue, che possono aiutarci a capire se quello è il romanzo che fa per noi (gli iscritti a Goodreads sono 20 milioni in tutto il mondo e hanno prodotto finora 24 milioni di recensioni). Iscrivendosi al sito è inoltre possibile votare il libro e pubblicare la propria recensione.

Buone letture a tutti!

domenica 11 agosto 2013

4 regole d'oro per catalogare i libri di casa

Organizzare i propri libri, soprattutto se sono tanti, può essere un'impresa che richiede tempo e impegno.

Con l'esperienza (e un paio di traslochi!) abbiamo affinato le nostre regole d'oro per catalogare la biblioteca di casa e, visto che in estate c'è più tempo da dedicare ad attività di questo tipo, ve le proponiamo.

'Equilibrium Bookcase' photo (c) 2010, Joe Wolf - license: http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/
  1. Se hai un libro, ma non lo trovi, è come non averlo: magari ti capita di ricomprarlo e poi, dopo qualche tempo, di veder riemergere dai recessi di qualche scaffale la copia più vecchia. Per evitare di perdere i tuoi preziosi volumi e di acquistare doppioni, devi archiviare i volumi in modo che sia possibile trovarli al primo colpo.
  2. L'ordine da dare ai libri è personale, basta che ne esista uno. Noi ad esempio adottiamo l'ordine alfabetico per autore all'interno delle varie sezioni (letteratura italiana, letteratura inglese e americana, letteratura spagnola ecc.; filosofia, storia dell'arte ecc.).
  3. Se ami i libri, ne hai tanti e ti ritrovi a un mercatino dell'usato, è facile che ti assalga la tentazione di comprarne un altro. Ma non sempre ti ricordi se ce l'hai già oppure no. In questo caso è utile realizzare un archivio su file da tenere sul cellulare, in modo da poterlo consultare quando il dubbio ti coglie. Noi abbiamo creato dei semplici file di Word, suddivisi in base alle sezioni della nostra biblioteca, e li abbiamo salvati sullo smartphone, pronti all'uso.
  4. Se hai tanti libri e continui a comprarne, presto esaurirai lo spazio sugli scaffali. A quel punto puoi fare almeno quattro cose: 
  • aggiungere un sopralzo alla libreria, se l'altezza del soffitto lo consente. Con le Billy dell'Ikea esistono sopralzi già pronti. E se hai ancora spazio da sfruttare, in cima al sopralzo puoi mettere dei fermalibri e aggiungere una fila ulteriore di volumi.
  • comprare librerie nuove (non esistono solo le Billy, ci sono anche librerie molto originali, e librerie fatte di libri!)
  • mettere i libri su due file (ma impazzirai quando dovrai consultare quelli della seconda fila, perciò lo sconsigliamo, a meno di realizzare un piccolo rialzo per la fila dietro che ti permetta di vedere parte del dorso dei libri)
  • fare una selezione e regalare o vendere i libri che ti interessano meno. Noi ultimamente optiamo per quest'ultima soluzione cercando di tenere solo i romanzi e i saggi più importanti per noi.
Quali sono le tue regole d'oro?


Se questo post ti è piaciuto, condividilo cliccando sulle icone nel riquadro grigio sotto.

martedì 6 agosto 2013

Sulle orme di Joyce a Trieste

"La mia anima è a Trieste", scrisse Joyce alla moglie Nora nel 1909.
Così, dopo il viaggio in Inghilterra nei luoghi di Virginia Woolf e la puntata in Irlanda, a Sligo, sulle tracce di Yeats, quest'anno abbiamo deciso di visitare Trieste, città in cui James Joyce visse tra il 1904 e il 1919, e siamo andate alla scoperta delle molte case che lo scrittore prese in affitto e dei posti che frequentò.

L'itinerario parte dal piccolo Museo Joyce collocato all'interno della biblioteca civica di via Madonna del Mare 13: qui si può visionare un video in inglese che ripercorre gli anni di Joyce a Trieste e mostra foto d'epoca della città.
logo Joyce Museum Trieste

Alle pareti si trovano inoltre le riproduzioni di lettere che testimoniano il legame tra Joyce e lo scrittore triestino Italo Svevo.

cartoline riprodotte al museo Joyce

La biblioteca-museo raccoglie inoltre numerose opere di e su James Joyce.

L'itinerario joyciano prosegue poi alla scoperta delle 9 case che lo scrittore affittò nei suoi anni triestini, tutte in pieno centro storico o nelle immediate vicinanze: da via Bramante a via San Nicolò, dove si trovava anche la Berlitz School in cui Joyce insegnò dal 1905 al 1907. Non può mancare poi una sosta alla vecchia sede del quotidiano triestino Il Piccolo (piazza Goldoni), che pubblicò alcuni articoli dello scrittore dedicati alla situazione irlandese.

sede del Piccolo a Trieste


Infine, è possibile imbattersi in Joyce sul Canal Grande triestino: la statua realizzata da Nino Spagnoli fu collocata sul Ponte Rosso nel 2004, in occasione del centenario dell'arrivo di Joyce in città.

statua James Joyce a Trieste

Se l'argomento ti interessa, leggi anche l'itinerario joyciano dettagliato proposto dal Museo Joyce.
Le foto sono di Alessandra.

lunedì 24 giugno 2013

Come andare a capo senza errori

Vi ricordate ancora le regole della divisione in sillabe imparate alle elementari?
A volte (ad esempio quando si correggono le bozze di un libro) la memoria può tradire e può capitare di essere colti dai dubbi. Ad esempio: come si divide "aiuola"? (La risposta è in fondo al post!)

Se poi la parola mandata a capo è in una lingua straniera, la faccenda si complica ulteriormente.

sega circolare

Ecco qua alcune risorse utili per togliersi ogni dubbio in varie lingue:
  • per l'italiano, il dizionario Sabatini Coletti del Corriere della Sera riporta la divisione in sillabe di ogni lemma e questa pagina della Treccani permette di ripassare le regole per andare a capo;
  • per l'inglese si può consultare il Merriam Webster che mostra la divisione in sillabe (usando il puntino come separatore tra le sillabe);
  • per lo spagnolo esiste SM Diccionarios;
  • per il tedesco, visitate il Free Dictionary;
  • per il francese abbiamo trovato solo Wiktionnaire, il dizionario monolingue di Wikipedia, che però fornisce la suddivisione fonetica della parola, non sempre identica a quella sillabica (come potete leggere nel commento sotto); anche qui il puntino funge da separatore. Per andare sul sicuro con il francese, conviene studiare le regole che si trovano qui oppure qui.

(La suddivisione giusta è a-iuo-la perché "iuo" è un trittongo.)

Se il post ti è stato utile, condividilo cliccando sulle icone nel riquadro grigio sotto.

La foto è di Let Ideas Compete e si trova qui.

lunedì 17 giugno 2013

Test: quanto sei pignola/o con le parole?

La settimana scorsa abbiamo parlato della deformazione professionale che porta tutti noi che lavoriamo con le parole a individuare immediatamente i refusi nelle comunicazioni scritte in cui ci imbattiamo, dalle insegne dei negozi ai menu dei ristoranti, per non dire dei libri, come se avessimo sempre sottomano una penna rossa pronta a entrare in azione.

Ci sono però gradi diversi di pignoleria: per permettervi di valutare a che punto siete, abbiamo elaborato questo test: buon divertimento!


Test: quanto sei pignola/o con le parole?

1. Cammini per strada e vedi un cartello giallo che dice: "Attenzione, carichi sopesi". Qual è la tua prima reazione:

a) Alzi la testa per vedere dov'è il pericolo

b) Alzi la testa ma non si vede niente, allora rileggi il cartello e sorridi sul refuso.
c) Vai difilato al cartello con un pennarellone nero, aggiungi la "s" mancante e in un angolo scrivi: "Attenti all'ortografia, cavolo!", mentre il carico sospeso si schianta fragorosamente alle tue spalle.


2. In una vetrina scopri un paio di pantaloni che sembrano fatti per te. Non avevi mai visto prima quel negozio, dev'essere nuovo: si chiama "New Sensescion". Che cosa fai?

a) E che devi fare, entri e chiedi di provare i pantaloni.

b) Entri, provi i pantaloni e, chiacchierando con il titolare del negozio, cerchi di scoprire come diavolo gli è venuto in mente un nome simile.
c) Entri come una furia, prendi per il collo il titolare e gli urli in faccia: "Ma perché non ha aperto uno straccio di dizionario prima di scrivere quell'obbrobrio di insegna, perché??? Bastava anche solo una ricerca su Internet, porca miseria, siamo nel XXI secolo, non se n'è accorto???". Poi te ne vai affranta/o, mentre in lontananza si sente una sirena. (E i pantaloni li comprerai da un'altra parte.) 


3. Stai leggendo un libro tradotto dall'inglese e trovi questa frase: "Decise di pagare una visita al suo amico. Non appena lo vide, notò che i suoi sguardi erano diversi dal solito". Che cosa fai?

a) Continui a leggere.

b) Pensi: "In questa frase c'è qualcosa che non va".
c) Scagli il libro dalla finestra urlando in preda alle convulsioni. 


4. Stai assistendo a una conferenza e la persona che parla insiste a dire "pérformance" e "manàgement" (con la "g" alla francese). Che cosa fai?

a) Niente, che devo fare?

b) Ogni volta che senti quelle parole ti sale un brivido lungo la schiena.
c) Appena concluso l'intervento chiedi il microfono e parti con uno sproloquio sulla corretta pronuncia. Quando dopo 10 minuti cercano di toglierti la parola, li insulti chiamandoli "pendagli da forca" e ti metti a scalciare, finché non ti portano via con la camicia di forza. 


Punteggi: per tutte le domande,

a = 1
b = 2
c = 3


Profili


Fino a 6 punti

Sei attenta/o più che altro alla sostanza delle cose, non tanto alla loro forma. Questo ti risparmia diversi grattacapi (ma non se lavori in editoria!). Hai tutta la nostra invidia...

Da 7 a 9 punti

Mostri segni evidenti di deformazione professionale: non sarà che lavori in campo editoriale, nel giornalismo, nella comunicazione o simili? Se non è così, forse dovresti farci un pensierino...

Da 10 a 12 punti 

Presenti tutti i sintomi di squilibrio che colpiscono chi lavora da tempo e a tempo pieno nel settore editoriale. Questo fa di te una persona poco raccomandabile, ma un'ottima professionista! 


Se l'argomento ti interessa, leggi anche questo racconto sulle insegne di negozi con refusi e questo post sullo stesso argomento, e se trovi in giro cartelli improbabili, inviaci le foto: le pubblicheremo! 

giovedì 13 giugno 2013

Deformazioni professionali di traduttori e revisori

Quando si fa una traduzione editoriale o una revisione, il nostro diventa il mestiere del dubbio: "Questa parola è usata nel testo con l'accezione x, y o z? Va bene come l'ho tradotta oppure è meglio cambiare traducente? Quale di questi si avvicina di più alle intenzioni dell'autore?" e via dubitando.

E non ci limitiamo a farci domande sulla semantica: entriamo anche nel merito dei fatti, soprattutto quando abbiamo a che fare con la saggistica: "L'autore sostiene che l'occitano è una lingua morta, ma sarà vero?", ci chiediamo. A quel punto facciamo una verifica e scopriamo che ci sono ancora tre milioni di persone che lo parlano, quindi è il caso di inserire una nota per la redazione che dovrà poi decidere se e come correggere il testo. (Per un approfondimento sugli strumenti online da consultare per fare le verifiche, leggete il post "A caccia di errori con le enciclopedie online".)

professore pignolo

Controlliamo non solo il significato di ogni parola, ma anche ogni data, informazione, fatto storico non tanto (o non solo) perché siamo maniache, ma perché ci serve per capire meglio quello che stiamo traducendo e perché segnalando le eventuali imprecisioni possiamo offrire un servizio migliore al lettore.

Questa attitudine al dubbio è diventata una tale deformazione professionale che ormai, quando leggiamo qualcosa nel tempo libero, non passa molto tempo prima che una delle due dica: "Sono solo a pagina 15 e ho già trovato 3 refusi, uffi!" oppure che, scorrendo il menu al ristorante, ci si concentri più sul fatto che la creme brulee sia scritta senza accenti che sulla possibilità di ordinarla. E, se lavorate con le parole, è molto probabile che la stessa cosa capiti anche a voi.

Raccontateci in che modo vi succede: situazioni, aneddoti e storie che illustrino le deformazioni professionali di traduttori editoriali e revisori.
Noi intanto stiamo preparando un test che vi permetterà di valutare il vostro livello di pignoleria di fronte alle parole scritte: lo troverete sul blog la prossima settimana!

L'immagine è un'elaborazione di OCAL reperibile su Clker.

mercoledì 5 giugno 2013

Hai mai cambiato il tuo accento regionale?

In questi giorni riflettevamo sulla nostra esperienza di "espatriate" in patria: Francesca, che è toscana, ha vissuto per alcuni anni a Milano e adesso Alessandra, che è milanese, vive in Toscana.

In queste nostre permanenze in regioni diverse dal quella in cui siamo nate, ci siamo accorte di aver perso qualcosa del nostro accento regionale di origine e di avere acquistato qualcos'altro che prima non c'era.

Così alla fine ci siamo domandate: qual è il nucleo davvero irrinunciabile dell'accento? Qual è la parte che non cambia nemmeno vivendo per anni altrove?

speaker alla radio

Dopo averne discusso per un po', abbiamo stilato la nostra classifica degli elementi della pronuncia che possono cambiare, dal più facile al più difficile:
  1. La prima cosa che cambia, almeno un po', è l'intonazione: si acquisisce in parte la "musica" locale o quantomeno si perde quella d'origine.
  2. La seconda cosa a cui si può rinunciare è la pronuncia delle consonanti: se Francesca a Milano si mangiava di meno le "c" e le "t" toscane, Alessandra in Toscana ha iniziato a farlo (qualche volta senza nemmeno rendersene conto!).
  3. L'elemento più tenace, più difficile da cambiare, è dato dalle vocali: a Milano si dice "biciclètta" (con la "e" aperta), in Toscana "biciclétta" e in entrambi i casi pare impossibile poter fare altrimenti... anche dopo anni di permanenza in mezzo a persone che quella vocale la pronunciano diversamente da noi.
E voi, avete mai cambiato il vostro accento regionale? Se sì, fino a che punto?

Se l'argomento vi interessa, leggete anche questo documento sulla fonetica dialettale e questo articolo della Treccani sull'italiano regionale.
La foto rappresenta Jean Stecker Weil e Louis Goldstein negli studi della ABC ed è tratta da Flickr.


lunedì 20 maggio 2013

Dattilografia per principianti ed esperti

Se passate le giornate a scrivere al computer e lo fate con gli occhi sulla tastiera e usando gli indici, può esservi utile saper dattilografare con tutte e dieci le dita senza guardare i tasti, in modo da far andare le mani al ritmo del pensiero.
Esiste un programma gratuito che permette di imparare la dattilografia e che si può scaricare online: TutoreDattilo. Il software è in italiano, ha un livello per principianti e uno per esperti e diversi tipi di esercizi e giochi per imparare.

macchina da scrivere

Se invece siete già dattilografi esperti, potete divertirvi a misurare la vostra velocità e precisione di battitura sul sito 10 Fast Fingers: la pagina mostra una serie di parole da copiare e, non appena iniziate, il timer fa partire il conto alla rovescia da 60 secondi a zero. Scaduto il tempo, ecco i risultati: numero di parole al minuto, caratteri battuti, errori di digitazione. Eseguendo il test a distanza di tempo si possono misurare i propri progressi e, per chi ama la competizione, si possono organizzare gare di velocità con gli amici.

E per finire, una curiosità: vi siete mai accorti che le vostre dita si accorgono degli errori di battitura? Può anche darsi che gli occhi non li notino, ma di certo non sfuggono alle mani.
Lo racconta questo articolo pubblicato sulla rivista Science: dattilografi esperti sono stati sottoposti a test di battitura in cui alcuni errori venivano corretti a loro insaputa, mentre in altre parole scritte correttamente venivano inseriti refusi. Se i trucchi dei ricercatori ingannavano i soggetti sul piano cognitivo, non riuscivano però a raggirare le loro mani: dopo aver commesso un errore, difatti, le dita rallentavano sempre, cosa che non accadeva quando il testo battuto era corretto.

L'immagine è di hanna ghermay.

lunedì 13 maggio 2013

Come trovare le rime giuste

Se vi è mai capitato di tradurre o scrivere poesie e filastrocche o di comporre canzoni, forse vi siete ritrovati con una rima sulla punta della lingua che si rifiutava ostinatamente di uscire. In questi casi è molto utile avere sotto mano un rimario.

Su Internet se ne trovano diversi, ma in genere hanno il difetto di elencare le parole tutte in fila senza distinguere tra nomi, aggettivi e verbi, cosa che a volte risulta piuttosto utile. Il rimario di Virgilio.it risolve questo problema fornendo i risultati suddivisi per categoria grammaticale: basta inserire la parola che vogliamo rimare e cliccare su "Trova". Il suo difetto è che, se i risultati sono tanti, saranno mostrati solo i primi in ordine alfabetico, perciò la ricerca risulterà incompleta.

Wordle: fa rima con

Altre volte può far comodo che la nostra rima abbia un dato numero di sillabe, ad esempio quando stiamo utilizzando una metrica fissa: in questo caso si può consultare Rimador, selezionare la lingua, inserire solo le ultime lettere da rimare, cliccare su "Cerca rime" e poi su "Vedi sillabe in una riga". Così facendo il sito suddividerà le parole trovate in base al numero di sillabe.

Se per caso vi fossero utili le rime con i nomi di località italiane, potete visitare Rima-con, tenendo presente che i risultati non vengono suddivisi in categorie di alcun tipo.

Un difetto comune a tutti i rimari che abbiamo consultato è che non tengono conto del punto in cui cade l'accento della parola, ma solo delle ultime lettere che la compongono: stando a questi siti, ad esempio, amore fa rima con femore, mentre in realtà la prima parola è piana e la seconda, sdrucciola.

E se state scrivendo o traducendo in una lingua straniera? Rimador offre il servizio anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e altre lingue, così come Rimas.

Buone rime a tutti!

L'immagine è stata creata con Wordle.

lunedì 6 maggio 2013

"Via": sostantivo singolare. Femminile?

In quale via abiti?

Siamo pronte a scommettere che la tua via è intitolata a un uomo, come quasi tutte quelle d'Italia.
Per quanto ci riguarda, ad esempio, tolte le strade dedicate a località (ponti, montagne, isole e città) abbiamo vissuto in via Pietro Toselli, via Riccardo Zandonai, via Ferdinando Paoletti, via del Caravaggio, piazza sant'Agostino e via Pellegrino Tibaldi, ma mai in una strada con un nome di donna.

Su 100 vie d'Italia, infatti, in media soltanto 8 sono intitolate a donne: se passeggiamo per la città guardando i cartelli, ci ritroviamo circondati da una serie di uomini più o meno illustri (sfidiamo qualcuno a dirci chi fosse Ferdinando Paoletti... no, cercare su Internet non vale!), ma sempre e solo uomini.

cartello area pedonale

Le poche donne presenti sono per lo più sante, Madonne, religiose o benefattrici, ma solo raramente esponenti del mondo culturale o politico, come se nessuna donna avesse mai scritto un libro, contribuito al progresso scientifico o ricoperto degnamente una carica pubblica.

La cosa è talmente scontata che nemmeno ce ne accorgiamo, e neppure noi ci avevamo fatto caso: per rendercene conto abbiamo dovuto partecipare a un intervento del gruppo Toponomastica femminile all'interno della rassegna Leggere la città.

Poiché anche i nomi di strade e piazze contribuiscono a creare la nostra cultura, definendo quali siano le figure degne di essere ricordate, il gruppo Toponomastica femminile chiede alle giunte comunali di tutta Italia di dedicare i luoghi pubblici alle donne per compensare il sessismo della toponomastica attuale. Leggi le sue proposte sul sito.

Il cartello riprodotto sopra si usa in Germania nelle aree pedonali; sul cartello italiano si vede invece la figura di un uomo.
Se l'argomento ti interessa, ti segnaliamo anche il post "Una lingua per le donne".