mercoledì 14 marzo 2012

Bisogna rileggere quello che si scrive...

Se ancora ce ne fosse bisogno, abbiamo avuto l'ennesima riprova del fatto che si deve sempre rileggere quello che si scrive...

Traducendo un romanzo, in questi giorni, abbiamo scritto

una professoressa di grammatica

o almeno così pensavamo. Andando a rileggere il testo, ci siamo accorte che dalla M il dito era scivolato sulla lettera accanto, la N. Complice il correttore automatico di Word, la frase era diventata

una professoressa di gran natica.

'My mistakes have a certain logic' photo (c) 2009, theihno - license: http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/















Perciò, a costo di essere maniache, rileggiamo sempre tutto, dalla mail più semplice a qualunque altro documento mandiamo in giro per il mondo (e qualcosa ci sfugge ugualmente). Non si sa mai: dalla grammatica alla gran natica il passo è breve, giusto quei pochi millimetri che stanno fra un tasto e il suo vicino! E gli effetti possono essere esilaranti... e imbarazzanti al tempo stesso.

venerdì 2 marzo 2012

8 consigli ai recensori da P.D. James

Quante volte, scorrendo la recensione di un libro, ci chiediamo se il critico lo abbia letto davvero?

Nell'autobiografia di P.D. JamesTime to Be in Earnest, ci siamo imbattute nei suoi consigli ai recensori: leggere il libro per intero, per quanto sia scontato, è il consiglio numero uno.

time to be in earnest

Dopo aver recensito moltissimi volumi e fatto parte della giuria del Booker Prize, la grande giallista si sente di dare ai critici letterari, lei compresa, queste indicazioni (la traduzione è nostra):
  1. Leggete sempre tutto il libro prima di scrivere la recensione.
  2. Non impegnatevi a recensire un libro se appartiene a un genere per il quale avete una particolare avversione.
  3. Recensite il libro scritto dall'autore, non quello che ritenete che avrebbe dovuto scrivere.
  4. Se avete dei pregiudizi, e questo è un vostro diritto, affrontateli apertamente e, se del caso, ammetteteli.
  5. Siate ferocemente arguti se dovete e potete, ma non siate mai deliberatamente crudeli, tranne con gli scrittori che indulgono nella crudeltà, e che quindi presumibilmente se la aspettano.
  6. Se detestate nel modo più assoluto il libro e non avete niente di interessante o di positivo da dire, perché recensirlo? Ogni recensione dà a un libro una pubblicità molto ambita ed è un peccato sprecare spazio per un libro artificioso o disonesto quando potreste dire qualcosa di utile su un libro che vale la pena leggere. Un'eccezione a questa regola è l'opera importante e lungamente attesa di un noto scrittore, un caso in cui ci si aspetta il verdetto dei critici più importanti.
  7. Se un caro amico vi dà un libro da recensire e a voi non piace affatto, non recensitelo. A nessuno piace ferire gli amici e la tentazione di essere eccessivamente buoni è troppo forte.
  8. Resistete alla tentazione di usare una recensione per liquidare i conti in sospeso o dare sfogo alla vostra avversione per il sesso, la classe sociale, le opinioni politiche, la religione o lo stile di vita dell'autore. Cercate di convincervi che le persone che disapprovate possono scrivere un buon libro.
Che cosa ne pensate?

venerdì 24 febbraio 2012

Le parole preferite degli scrittori e come tradurle

Ti sei mai accorto che ogni autore ha le proprie parole preferite? A volte si tratta di avverbi, altre volte sono aggettivi, magari di uso poco comune.

Se affrontiamo un libro da lettori forse non ce ne accorgiamo ma, se lo traduciamo, il rapporto con il testo diventa così intimo che alla fine possiamo stilare la lista delle parole preferite dello scrittore.

Nel romanzo americano del 1924 che stiamo traducendo adesso, ad esempio, la stessa parola ricorre per ben 4 volte in poche pagine. Qui la protagonista, finita in miseria, va con il carretto al mercato di Chicago a vendere i prodotti dell’orto per ripagare i debiti. È la prima volta che lo fa, e oltretutto non è un lavoro per donne, perciò è visibilmente agitata. Gli uomini del mercato, invece, esperti del mestiere e navigati negli affari, sono descritti come shrewd o con occhi shrewd (astuti, scaltri). Si tratta di una parola non molto usata e ovviamente il fatto che compaia così spesso in poche pagine ci ha colpito subito.

Altre volte la parola che ricorre più spesso è di uso molto più comune: nei Diari di viaggio di Virginia Woolf che abbiamo tradotto di recente, ad esempio, la parola soft ci ha dato non pochi grattacapi, perché a seconda dei contesti può assumere mille significati diversi: morbido, delicato, duttile, debole, tenue, lieve, sommesso, fioco, soffuso, gentile, tenero, sensibile, permissivo, indulgente e moltissimi altri ancora. (Per i curiosi, tra le altre parole preferite di Virginia sono emerse anche fragile ed emphatic, ma le occorrenze sono poche: la sua ricchezza di vocabolario è impressionante.)

Che cosa può fare il traduttore letterario quando si imbatte ripetutamente nella parola preferita dell'autore? Può scegliere se restituire in italiano la sua particolare inclinazione per quel termine, utilizzando sempre lo stesso traducente (usare "scaltro" ogni volta che incontra la parola shrewd), oppure impiegare tutta la gamma dei sinonimi: scaltro, astuto, furbo, accorto, avveduto, sagace, e chi più ne ha più metta, grazie a un buon dizionario.

A monte di questa decisione c'è sempre una riflessione da fare: quella data parola è frutto di una scelta consapevole dello scrittore oppure no? Può darsi che la scelta sia intenzionale perché lo scrittore vuole sottolineare, ad esempio, come tutti gli uomini del mercato fossero "scaltri" mentre la povera protagonista non lo era. O forse si tratta di un vezzo linguistico: usa "scaltri", ma avrebbe potuto usare indifferentemente uno dei sinonimi.

A noi spetta dunque questa scelta difficile (tanto più nel caso di autrici, come le nostre, già defunte da tempo: agli scrittori viventi potremmo porre direttamente la domanda!). Basandoci sulla conoscenza dell'autore e del testo su cui stiamo lavorando, se ci sembra che la scelta della ripetizione sia intenzionale, e se in italiano è possibile farlo, cerchiamo di mantenere sempre lo stesso traducente.

Tuttavia, non è detto che sia sempre possibile farlo: una parola inglese può essere tranquillamente usata in più contesti diversi che magari in italiano non tollerano l'uso dello stesso traducente. È il caso di Virginia Woolf con soft: non è stato possibile scegliere un traducente e poi usare sempre quello, perché una volta era l'aria a essere soft, un'altra un riquadro (questo ci ha dato qualche problema...), un'altra ancora la terra, e lo stesso termine non funzionava dappertutto. Così, abbiamo scelto di perdere qualcosa per ottenere qualcos'altro: abbiamo perso la ripetizione della parola tale e quale, ma abbiamo guadagnato nella resa del testo. Come spesso accade, il traduttore letterario è un funambolo in bilico tra rigore e flessibilità.

Quali sono le parole preferite dei tuoi autori? E se sei un traduttore editoriale, quali strategie usi per tradurle?

lunedì 20 febbraio 2012

Test: Sei pronto per il libro digitale?

Sei pronto per il libro digitale? Scoprilo con il nostro nuovo test.

1. Quanto ami leggere?
a) Praticamente non faccio altro, sia per lavoro sia nel tempo libero
b) Leggo soprattutto durante le vacanze e nei fine settimana
c) Leggere fa bene, si sa. A volte sfoglio qualche pagina la sera prima di dormire...
d) Ci sono cose più interessanti nella vita

'¿A qué huele un e-book?' photo (c) 2009, Cristian Eslava - license: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/










2. Quanto ami il libro-oggetto?
a) Lo idolatro e lo venero: spolvero tutti i giorni la mia biblioteca da 5000 volumi
b) Mi piace soprattutto quando sa di nuovo e/o la copertina è originale
c) Mi sembrava di avere già detto che ci sono cose più interessanti
d) Belli i libri, ma quello che importa davvero è il contenuto

3. Quanti gadget possiedi tra Smartphone o i-phone, iPad, e-reader, iPod, computer portatile da 9/10''?
a) Nessuno, la tecnologia mi ripugna
b) Uno, e mi sembra già tanto
c) Da due a quattro
d) Tutti qui?

4. E-reader o non e-reader, questo è il dilemma. Tu come ti poni?
a) Ne ho già comprato uno, cavalco l'onda del progresso
b) Ho confrontato prezzi e modelli fino al mal di testa e sono pronto/a a comprarlo
c) Sono ancora indeciso/a
d) E-cosa?

Punteggi:
1) a=4, b=3, c=2, d=1
2) a=1, b=1, c=1, d=4 (le risposte a, b e c hanno lo stesso punteggio perché dimostrano che la persona è poco propensa a leggere libri digitali, o perché legata al libro di carta, o perché non ama la lettura)
3) a=1, b=2, c=3, d=4
4) a=4, b=3, c=2, d=1

Profili
Da 4 a 8 punti: Insensibili ai libri o brontosauri luddisti
O non ti piace leggere oppure fai a pugni con la tecnologia: in ogni caso la possibilità che tu legga un e-book su un e-reader è piuttosto remota. Risentiamoci fra 10 anni, magari le cose saranno cambiate.

Da 9 a 12 punti: Se la tecnologia è utile, ci si può fare un pensierino
Premesso che leggere ti piace, bisogna vedere due cose: quanto ti spaventa la tecnologia e quanto soffri nell'abbandonare il libro di carta. Se sei disposto ad affrontare un nuovo gadget elettronico e a sfogliare pagine digitali, l'e-reader potrebbe entrare a far parte della tua vita, prima o poi.

Da 13 a 16 punti: Lettori techno
Sei sempre informato sugli ultimi modelli di tutti i gadget elettronici in circolazione, ti piace giocherellarci e per di più ami leggere: insomma, che cosa aspetti a comprarti un bell'e-reader? E se l'hai già comprato, facci sapere come ti trovi!

lunedì 13 febbraio 2012

Il dilemma dell'editoria a pagamento

Sono tantissimi gli italiani con un romanzo o un'autobiografia nel cassetto, desiderosi di veder pubblicati i loro scritti: ce lo dimostra anche il numero di richieste che arrivano al nostro sito CercoGiornalistaScrittore.

Queste persone, tuttavia, si trovano ad affrontare un grosso dilemma: proporre il libro a un editore a pagamento, pagare e poi ritirare le copie da regalare agli amici, ma non avere mai la soddisfazione di vederlo in libreria, oppure darsi da fare (senza sapere come) perché un editore nazionale si convinca che il libro è buono e decida di investirci del suo, con il rischio però di aspettare per mesi o anni una risposta e magari di non vederla mai arrivare?

punto interrogativo

La redazione di una rivista letteraria curiosa e brillante di nome Wimbledon: la gente che legge, che usciva nei primi anni Novanta, aveva risolto il dilemma. Ecco qua che cosa proponeva ai suoi lettori-aspiranti-scrittori sul n° 11 del febbraio 1991, a p. 31:

Cari lettori, siamo stati sommersi dalle proposte di pubblicazione. Cari lettori, ve lo diciamo con la mano sul cuore: C'È DA DIVENTARE RICCHI A DARVI RETTA. [...]

Ogni mese su "Wimbledon" vi sarà una sezione intitolata "La gente che scrive". Lo spazio di questa sezione è messo all'asta tra i lettori: fate un'offerta, un tanto a parola, per la vostra poesia, racconto o saggio. Noi pubblicheremo senz'altro quelli che hanno fatto l'offerta più alta.

[...] pubblicheremo tre tipi di scritti: a) scritti di scrittori che per pubblicare ci hanno pagato; b) scritti di scrittori che ci hanno convinto e che pubblicheremo senza pretendere nessun pedaggio; c) scritti scelti a caso tra quelli che ci sono arrivati in redazione. [...]

Noi leggeremo la vostra opera e se ci piacerà la pubblicheremo gratuitamente. Se come è molto più probabile non ci piacerà, andremo a guardare quanto siete disposti a spendere per pubblicarla e se la vostra offerta supera le altre vi metteremo in pagina. Se infine quello che avete scritto non ci è piaciuto e se la vostra offerta è anche bassa, vi daremo ancora una possibilità: estrarremo a sorte qualche scritto da quelli che ci sono pervenuti e lo pubblicheremo lo stesso. Se non vi aiuta né la qualità né la buona sorte, cari amici, è meglio che smettiate! [...]

Naturalmente [non] sarà rivelato il segreto. Nessuno saprà mai se siete bravo o fortunato o semplicemente ricco! La vostra vanità sarà soddisfatta fino in fondo! Potrete orgogliosamente mostrare agli amici e ai parenti l'antologia col vostro nome stampato sopra senza timore di conseguenze! Spedite, spedite senza pietà. Noi aspettiamo.

Originali, no?
Il denaro raccolto andava in beneficenza e la rivista purtroppo è sopravvissuta solo per pochi numeri... ma non sappiamo se le due cose siano collegate.

giovedì 26 gennaio 2012

Vuoi scrivere zen?

Oggi vi segnaliamo il software ZenWriter, che ricrea sul desktop un ambiente zen per la scrittura: qualcuno potrebbe sentirsi ancora più ispirato a scrivere o a tradurre!

Normalmente il programma viene venduto a 9,95 $, ma fino a domattina è scaricabile gratuitamente dal sito GiveAwayOfTheDay, che ogni giorno regala un software diverso (per saperne di più sul sito, leggi il nostro post sui programmi scaricabili gratis). Se invece siete arrivati tardi per il GiveAwayOfTheDay, vi segnaliamo un programma simile, da scaricare gratuitamente quando volete: Q10.


zenwriter software

La pagina di ZenWriter ha una grafica essenziale, personalizzabile in bianco o nero, con vari temi filigranati di sfondo. Mentre si scrive si può avere un accompagnamento musicale rilassante, oppure sentire il rumore delle vecchie macchine da scrivere o di gocce d'acqua che cadono ogni volta che schiacciamo un tasto (naturalmente è anche possibile eliminare del tutto gli effetti sonori).

Lo scopo del programma è quello di minimizzare le distrazioni, quindi sullo schermo si visualizza soltanto la pagina su cui si scrive (come si vede nella foto): la barra di Windows rimane nascosta e per farla ricomparire bisogna premere Alt + Tab.

Il testo viene salvato sotto forma di file Word all'interno della cartella del programma. Le funzioni del text editor sono poche: si può scegliere tra 5 tipi di font, fissare l'interlinea, tenere il conto delle battute e delle pagine e poco altro.

Qualche dato tecnico: il programma occupa 58,3 MB ed è installabile su Windows XP, Vista e Windows 7.
Per scaricarlo, cliccate qui.

martedì 24 gennaio 2012

Quando ti manca la parola... ci sono i glossari!

A volte quando si traduce ci si imbatte in termini molto specifici di ambiti particolari: se il protagonista del nostro romanzo è un botanico, capiterà di sentir parlare di foglie imparipennate, piante monoiche e pappi (pappi? Sì, pappi!).

foglia in controluce-alessandra repossi

In questo caso, se non siamo già esperti di quel particolare argomento (e non si può essere esperti di tutto...), i glossari specialistici possono darci una mano. Sul sito della Commissione Europea se ne trovano tantissimi, suddivisi per settori scientifici. Da vedere anche la sezione "Dizionari & Glossari" di Biblit... e buone ricerche!

La foto è di Alessandra.

mercoledì 18 gennaio 2012

Le vecchie pubblicità Esselunga ti fanno ridere o piangere?

Avete mai visto le pubblicità Esselunga di qualche anno fa? Quelle con frutta e cibi vari accostati a giochi di parole che richiamavano personaggi celebri, tipo questa?

tutanpanem-pubblicità esselunga
Ecco, noi le abbiamo riviste qualche giorno fa al supermercato e la reazione è stata la stessa di sempre: dolore fisico.
D'altra parte, molte persone che conosciamo le trovano curiose e divertenti: non a caso Esselunga aveva messo in vendita con successo quaderni e blocchetti che riportavano queste immagini in copertina.
Dal sito di Esselunga, inoltre, è tuttora possibile scaricare le pubblicità come sfondi per il desktop, e utilizzarle per creare inviti e segnaposti, menu e calendari personalizzati.
Facendo una piccola ricerca in rete, infine, ci siamo rese conto che, a parte qualche parodia, i commenti sulle pubblicità sono tutti positivi: l'agenzia Armando Testa ha fatto un ottimo lavoro.

Ma come funzionano queste pubblicità?
Per crearle, l'agenzia Testa ha scelto due mondi che normalmente sono ben distinti: il cibo (che ovviamente è il fulcro di tutta la campagna), e i personaggi storici, e li ha fatti incontrare in modo originale. Questo incontro/scontro si verifica sia sul piano visivo (la pagnotta con il copricapo da faraone) sia su quello linguistico (il gioco di parole), pertanto un piano rafforza l'altro. Una volta scelto il filo conduttore della campagna, l'agenzia si è sbizzarrita a inventare mille personaggi storico-gastronomici: sono nati così Piero della Franpesca, Rapanello Sanzio, Antonno e Cleopasta, e l'imperdibile Al Cacone (guarda l'elenco).

Lo scopo della campagna è probabilmente quello di sorprendere il lettore/cliente, e non c'è che dire: è stato raggiunto. Se poi la sorpresa sia positiva o negativa, lo lasciamo decidere a voi: siamo curiose di sentire che cosa ne pensate!

In  ogni caso, può essere utile sapere che il meccanismo di queste pubblicità è lo stesso che fa funzionare barzellette e battute di spirito: anche queste si basano sullo scontro fra mondi diversi e sulla sorpresa che ne risulta. Visto che lavoriamo con le parole, approfondire questi meccanismi può sempre tornarci utile...

Per uno studio dell'umorismo e delle sue dinamiche, leggi L'umorismo nella comunicazione umana di Gregory Bateson (a cura di Pier Aldo Rovatti e Davide Zoletto, Raffaello Cortina 2006).

giovedì 12 gennaio 2012

Se hai bisogno di idee per una nuova libreria...

'bookshelf' photo (c) 2008, makou0629 - license: http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/A volte i libri sono troppi e non si sa più dove metterli: è un problema con cui tutti gli amanti della lettura si ritrovano a combattere periodicamente. Finché si può, si cerca di sfruttare al massimo ogni angolo della casa per riuscire a ospitare altri libri. Ma che fare quando sembra di aver già utilizzato tutto lo spazio possibile?

Il sito Bookshelf porn presenta centinaia di foto e alcuni video di librerie e scaffalature che potrebbero ispirarvi a trovare nuove collocazioni per i vostri libri o semplicemente farvi passare cinque minuti divertenti ammirando le biblioteche altrui. Anche Bizarre bookshelves mostra alcune foto di librerie insolite e curiose.

E se vi piacciono le librerie fatte di libri, guardate quelle che abbiamo segnalato in questo post: ce ne sono per tutti i gusti!

Se invece state pensando di dar via i vostri libri perché avete già sfruttato ogni angolo possibile della casa e lo spazio non basta più, leggete il post Ho troppi libri, che fare? sulle varie opzioni per "smaltire" quelli che proprio non potete più tenere (sob!).


Se l'argomento ti interessa, leggi anche 4 regole d'oro per catalogare i libri di casa e Come archiviare i libri: istruzioni per l'uso.

martedì 10 gennaio 2012

E tu, che cosa vuoi realizzare quest'anno?

Quando inizia l'anno nuovo capita a tutti di sognare quello che vorremmo realizzare nei 12 mesi successivi:  "Mi piacerebbe pubblicare il mio primo romanzo!", pensiamo, oppure: "Vorrei tradurre quel libro meraviglioso!" o anche semplicemente: "Sarebbe bello guadagnare di più", e via fantasticando.
Qualcuno arriva anche a mettere per iscritto i propri sogni, ma per lo più ci limitiamo a far affiorare i nostri desideri per pochi attimi all'inizio dell'anno, per poi dimenticarli non appena riprendiamo a lavorare e siamo presi dal solito tran tran.

Noi da alcuni anni cerchiamo di trasformare i desideri in obiettivi concreti attraverso la pianificazione e poi di realizzarli giorno dopo giorno, e in effetti i cambiamenti si vedono.
La pianificazione è un lavoro vero e proprio, che probabilmente non piace a tutti... ma se volete cimentarvi, ecco il nostro metodo passo per passo.

Men on a Mountain in Keene New Hampshire

1. La ruota della vita
Prendiamo in esame tutti gli aspetti della nostra vita:
  • vita familiare
  • vita sociale
  • lavoro
  • ricchezza
  • benessere
  • crescita personale
  • viaggi
  • volontariato/beneficenza
E chi più ne ha più ne metta.

2. Definire gli obiettivi
Per ogni aspetto della vita stabiliamo gli obiettivi per l'anno, seguendo due semplici regole:
  • non aver paura di sognare in grande
  • far sì che gli obiettivi siano SMART: Specific, Measurable, Attainable, Relevant, Timed (leggi una spiegazione dettagliata del metodo SMART, in inglese). In particolare cerchiamo di definirli nel modo più preciso e dettagliato possibile e di fissare una scadenza entro cui realizzarli.
3. "Spezzettare" gli obiettivi in azioni
Se voglio pubblicare il mio libro entro l'anno, devo stendere il progetto editoriale entro gennaio, trovare un editore entro marzo, lavorare alla stesura fino a fine agosto e rivedere le bozze a fine ottobre. Ogni obiettivo deve essere "spezzettato" nelle diverse azioni che portano alla sua realizzazione e ogni azione deve avere una tempistica precisa.

4. Riportare le azioni sull'agenda
Le azioni da compiere per ogni settore della ruota della vita vanno poi riportate in una lista mensile e in una settimanale. Ogni fine settimana facciamo la programmazione per i 7 giorni a venire, definendo una lista giornaliera (plausibile) delle cose da fare. Ogni mattina apriamo l'agenda, rivediamo gli obiettivi del giorno e un passo dopo l'altro li realizziamo, cercando di non aggiungerne di nuovi, ma di esaurire quelli stabiliti (a meno che non nascano delle emergenze).

5. Rivedere le liste
Alla fine della settimana riprendiamo in mano la lista di obiettivi di quel mese e programmiamo la settimana che segue; alla fine di ogni mese riprendiamo la lista di tutto l'anno e programmiamo il mese successivo. Nel corso delle revisioni scopriamo se ci sono azioni che stiamo rimandando continuamente, obiettivi che per qualche ragione non sono più importanti e possono essere eliminati ecc.
È importante fare queste revisioni periodiche, altrimenti dimentichiamo ciò che conta davvero per noi e la routine prende il sopravvento...

E tu, che cosa vuoi realizzare nel 2012?

Per chi vuole approfondire, consigliamo un ottimo libro che insegna a portare a termine i mille impegni di ogni giorno senza sentirsi travolti dalle cose da fare: Detto, fatto. L'arte dell'efficienza di David Allen.
Per migliorare l'organizzazione del lavoro, consigliamo anche l'articolo di Mark McGuinness di cui abbiamo parlato nel post "Lavorare concentrati per più di 5 minuti? Tutta questione di organizzazione".

La foto s'intitola Men on a Mountain in Keene, New Hampshire, ed è conservata presso la Keene Public Library