giovedì 18 ottobre 2012

Che cosa fa di un traduttore un bravo traduttore? (E di un cuoco un bravo cuoco? Ecc. ecc.)

Diamo per scontato che per diventare professionisti di un dato settore si debbano seguire studi specifici, ma qual è l'elemento che poi fa la differenza tra chi se la cava e chi eccelle nel mestiere?

  • Secondo alcuni si tratta di possedere un talento particolare in quel campo: nel caso dei traduttori, ad esempio, avere orecchio per le lingue ed essere portati per la scrittura.
  • C'è anche chi pensa che sia tutta questione di passione: fai un mestiere perché ti piace, e alla fine diventi bravo.
  • Per altri il punto cruciale è la determinazione: desideri talmente tanto diventare un bravo professionista, che alla fine in qualche modo ce la fai.

L'abilità sembrerebbe quindi legata a doti innate (e difficilmente quantificabili): il talento, la passione, l'essere portati per qualcosa, la determinazione.

'80% of success is just showing up' photo (c) 2011, Sean MacEntee - license: http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/











Chi ha studiato la questione più a fondo, invece, ha scoperto che alla base della riuscita in una qualsiasi attività c'è un elemento molto concreto, che possiamo controllare direttamente: il puro e semplice tempo che le dedichiamo.
Non entriamo qui nel merito dei dati e delle spiegazioni, per le quali vi rimandiamo a due post molto stimolanti e ricchi di esempi, pubblicati da Arduino Mancini su Tibicon: Quanto tempo serve per diventare un esperto nel proprio lavoro? e Conta più il talento o la preparazione?, oltre che alla lettura di Fuoriclasse, l'ottimo libro di Malcolm Gladwell (trad. it. Elisabetta Valdrè, Mondadori 2010) sui fattori che portano le persone al successo professionale.

andre agassi

Vi riportiamo invece un esempio dell'importanza del fattore tempo: nelle pagine di Open, l'avvincente biografia di Agassi (trad. it. Giuliana Lupi, Einaudi 2011) si scopre che, quando Andre era un bambino, il padre gli aveva costruito una macchina sparapalline da tennis e lo costringeva a colpire 2500 palle al giorno, cioè 17.500 alla settimana, ossia poco meno di un milione all’anno… Il tennista in erba ha così accumulato molte più ore di allenamento dei suoi coetanei, diventando professionista a 16 anni e avviandosi all'eccezionale carriera che conosciamo.

Insomma, se vogliamo diventare bravi, davvero bravi nel nostro mestiere, oltre allo studio ci saranno senz'altro utili passione, talento e determinazione, ma soprattutto dovremo dedicare ore e ore di impegno ad affinare sempre più le nostre capacità.

Ringraziamo Arduino Mancini di Tibicon per l'idea di questo post e consigliamo caldamente il suo blog, sempre ricco di spunti interessanti.

La foto di Andre Agassi è tratta da qui.

2 commenti:

  1. Il tempo e la costanza fanno miracoli, però il padre di Agassi non è da imitare visto come è riuscito a far odiare il tennis al figlio :) - graziana

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  2. Ciao Graziana,

    diciamo che il metodo funziona, ma se imposto a un bambino diventa una tortura... e per far pace con il tennis Agassi è dovuto arrivare agli ultimissimi anni di carriera. Di sicuro suo padre non è un modello da imitare!

    Grazie e a presto

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