Ci sono tanti modi di leggere un libro: noi abbiamo provato a suddividere i lettori in base al loro comportamento. Rispondi alle domande e scopri che tipo di lettore sei...
1. Come scegli i libri da comprare? Sei un...
a) Recensionista (ti affidi alle recensioni dei giornali)
b) Fiutatore (girovaghi per ore fra gli scaffali delle librerie con il naso infilato nelle pagine di tutti i libri che ti attirano)
c) Passaparolista (ti fidi delle opinioni di pochi amici selezionati).
2. Quanti libri leggi contemporaneamente? Sei un...
a) Monolibrista osservante
b) Polilibrista.
3. E tra quanti generi letterari ami spaziare (narrativa / saggistica / poesia / divulgazione / altro)?
a) Uno è più che sufficiente
b) Due
c) Tre o più.
4. Che cosa fai se il libro che hai scelto non ti piace? Sei...
a) Abbandonista (lo molli senza pietà dopo le prime 20, 50 o anche 3 pagine)
b) Incline ai sensi di colpa (lo finisci con fatica: potrebbe esserci qualcosa di buono nell'ultima pagina).
5. Solo per gli abbandonisti: dopo che hai mollato il libro, gli dai un'altra chance?
a) Sì: forse non era il momento giusto (o non eri dell'umore giusto)
b) No, se non ti piace lo vendi o lo regali.
6. Nuovo o usato? Sei un...
a) Nuovista (vuoi essere il primo a sfogliare le pagine intonse, e pazienza se costa di più)
b) Usatista stretto (se è usato, costa meno e ne compri di più, non importa se qualche pagina è strappata o sottolineata).
7. Com'è organizzata la tua libreria?
a) Secondo un criterio preciso che ti sforzi di rispettare (per genere letterario, lingua, ordine alfabetico...)
b) Più o meno a caso, a seconda degli spazi disponibili.
Punteggi
1) a=3, b=1, c=2
2) a=3, b=1
3) a=3, b=2, c=1
4) a=0, b=3
5) a=2, b=1
6) a=3, b=1
7) a=3, b=1
Profili
15 punti o poco meno: sei un lettore metodico
Con i libri, come con molte altre cose, sei ordinato: se hai scoperto un nuovo autore che ti piace, sei capace di comprare tutte le sue opere e di leggerle una dopo l'altra fino all'ultima pagina (anche quelle francamente noiose). Preferisci concentrarti su un singolo genere o filone piuttosto che spaziare, e tendi a diventare esperto di argomenti molto specialistici su cui potrai intrattenere gli amici nelle serate d'inverno (a patto che siano d'accordo...).
Intorno ai 10 punti: sei un lettore organizzato ma non prevedibile
Possiedi caratteristiche di entrambi i profili: può darsi che la tua biblioteca sia perfettamente organizzata, ma che tu non sia affatto metodico nell'approfondire un filone di lettura o nel portare un libro fino in fondo. Oppure ti affidi al fiuto per scovare il libro giusto, ma al tempo stesso sei fedele alla lettura di uno e un solo volume per volta... insomma, sei misterioso quasi quanto il lettore imprevedibile!
5 punti o poco più: sei un lettore imprevedibile
È difficile dire quale sarà il prossimo libro che leggerai: anche se hai appena finito un classico (uno di quelli che ti ripromettevi di leggere fin dai tempi della scuola), non è escluso che subito dopo ti butti con avidità su un testo di giardinaggio. Segui i tuoi molteplici interessi e il tuo intuito in fatto di libri e sei l'incubo del settore marketing delle case editrici.
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giovedì 25 agosto 2011
domenica 21 agosto 2011
La stanza del traduttore
Oggi vi segnaliamo il nuovo blog La stanza del traduttore, nato da un'idea di Herta Elena Rudolph e Tiziana Cavasino, in cui i traduttori editoriali sono invitati a descrivere il loro spazio di lavoro con parole e immagini.
Anche noi abbiamo dato il nostro contributo con un breve articolo, intitolato Sotto gli occhi del Budda, che inizia così:
Prima di tutto, luce: il nostro angolo del traduttore è luminoso anche nelle giornate più cupe di novembre, quando il cielo di Milano è completamente immobile e rimane dello stesso color grigio topo dalle otto di mattina alle sei di sera.
Leggi tutto
Anche noi abbiamo dato il nostro contributo con un breve articolo, intitolato Sotto gli occhi del Budda, che inizia così:
Prima di tutto, luce: il nostro angolo del traduttore è luminoso anche nelle giornate più cupe di novembre, quando il cielo di Milano è completamente immobile e rimane dello stesso color grigio topo dalle otto di mattina alle sei di sera.
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giovedì 11 agosto 2011
Come vengono scelte le copertine dei libri?
Facendo un giro in libreria si scopre che, come gli abiti, anche le copertine seguono la moda: di recente ad esempio si sono viste molte cover che ricordano le pubblicità americane degli anni Sessanta, come quella blu e rossa riportata sotto.
Ma al di là della moda, che cosa influenza la scelta delle copertine?
Innanzitutto la decisione è sempre ben ponderata, perché si ritiene che l'appeal del libro, e di conseguenza le vendite, dipendano in gran parte proprio dalla copertina (vedi anche il post "Libri e marketing" dedicato alle copertine e al marketing editoriale). Per questo, nel caso di un libro "importante", si richiede al grafico una mezza dozzina di prove, a partire da un punto fermo: se il libro appartiene a una collana o a una casa editrice che ha già un proprio stile, la copertina dovrà assomigliare a quel dato modello di riferimento.
Poi le diverse prove vengono sottoposte al vaglio di autore, editore e ufficio marketing. A questo punto scatta una serie di considerazioni:
- di colpo d'occhio generale (è troppo chiara/scura/confusa/minimalista/altro)
- di target (piacerà/non piacerà agli uomini/alle donne/agli appassionati di gialli)
- di gusto personale (mi piace/non mi piace).
Dopodiché, la scelta viene fatta, ma a volte i dubbi restano, come si vede da queste due prove di copertina per Manhood for Amateurs (pubblicato in italiano con il titolo Uomini si diventa, traduzione di Matteo Colombo): indovinate qual è la copertina scartata.
La seconda vi sembra già vista e rivista, anche un po' trita? Bene, è proprio quella che è stata pubblicata, anche nella versione italiana. L'altra è stata rifiutata. Misteri del marketing...
Per vedere una carrellata di copertine scartate messe a confronto con quelle pubblicate, clicca qui. Qui invece si trova un breve articolo del New York Times dedicato alle copertine rifiutate.
Ma al di là della moda, che cosa influenza la scelta delle copertine?
Innanzitutto la decisione è sempre ben ponderata, perché si ritiene che l'appeal del libro, e di conseguenza le vendite, dipendano in gran parte proprio dalla copertina (vedi anche il post "Libri e marketing" dedicato alle copertine e al marketing editoriale). Per questo, nel caso di un libro "importante", si richiede al grafico una mezza dozzina di prove, a partire da un punto fermo: se il libro appartiene a una collana o a una casa editrice che ha già un proprio stile, la copertina dovrà assomigliare a quel dato modello di riferimento.
Poi le diverse prove vengono sottoposte al vaglio di autore, editore e ufficio marketing. A questo punto scatta una serie di considerazioni:
- di colpo d'occhio generale (è troppo chiara/scura/confusa/minimalista/altro)
- di target (piacerà/non piacerà agli uomini/alle donne/agli appassionati di gialli)
- di gusto personale (mi piace/non mi piace).
Dopodiché, la scelta viene fatta, ma a volte i dubbi restano, come si vede da queste due prove di copertina per Manhood for Amateurs (pubblicato in italiano con il titolo Uomini si diventa, traduzione di Matteo Colombo): indovinate qual è la copertina scartata.
La seconda vi sembra già vista e rivista, anche un po' trita? Bene, è proprio quella che è stata pubblicata, anche nella versione italiana. L'altra è stata rifiutata. Misteri del marketing...
Per vedere una carrellata di copertine scartate messe a confronto con quelle pubblicate, clicca qui. Qui invece si trova un breve articolo del New York Times dedicato alle copertine rifiutate.
giovedì 4 agosto 2011
Perchè gli editori pubblicano tanto?
Viene spontaneo chiederselo, visto che nel nostro paese escono circa 60.000 nuovi titoli all'anno, ma allo stesso tempo un italiano su due non apre nemmeno un libro, non parliamo poi di comprarlo.
Sembra proprio che ci sia qualcosa che non va, in questo meccanismo che sforna così tanti libri sempre più velocemente e, per questo motivo, con scarsa attenzione alla qualità: i tempi di traduzione e redazione sono spesso molto stretti, la permanenza sugli scaffali delle librerie è brevissima, visto che le nuove uscite sono oltre 160 al giorno e vanno a scalzare i libri che hanno già qualche mese di vita.
E c'è anche un risvolto ecologico, in tutto questo: basti pensare agli alberi sacrificati per produrre libri che, finita la stagione senza grandi successi, andranno inesorabilmente al macero.
Che fare, allora? Martina Testa, direttore editoriale di minimum fax e traduttrice, in questo articolo su Traducendo Mondi suggerisce di ridurre la produzione e aumentare la qualità. È di un altro parere Gian Arturo Ferrari (ex direttore editoriale di Mondadori e attuale presidente del Centro per il libro e la lettura), che in un articolo su Repubblica giustifica una produzione così ampia con la legge delle probabilità: pubblicando tanti titoli, aumentano le possibilità che almeno uno di questi diventi un bestseller.
Da leggere entrambi per farsi un'idea.
Sembra proprio che ci sia qualcosa che non va, in questo meccanismo che sforna così tanti libri sempre più velocemente e, per questo motivo, con scarsa attenzione alla qualità: i tempi di traduzione e redazione sono spesso molto stretti, la permanenza sugli scaffali delle librerie è brevissima, visto che le nuove uscite sono oltre 160 al giorno e vanno a scalzare i libri che hanno già qualche mese di vita.
E c'è anche un risvolto ecologico, in tutto questo: basti pensare agli alberi sacrificati per produrre libri che, finita la stagione senza grandi successi, andranno inesorabilmente al macero.
Che fare, allora? Martina Testa, direttore editoriale di minimum fax e traduttrice, in questo articolo su Traducendo Mondi suggerisce di ridurre la produzione e aumentare la qualità. È di un altro parere Gian Arturo Ferrari (ex direttore editoriale di Mondadori e attuale presidente del Centro per il libro e la lettura), che in un articolo su Repubblica giustifica una produzione così ampia con la legge delle probabilità: pubblicando tanti titoli, aumentano le possibilità che almeno uno di questi diventi un bestseller.
Da leggere entrambi per farsi un'idea.
mercoledì 27 luglio 2011
Translation slam: duelli in punta di penna al Festivaletteratura
Il translation slam è un modo di rappresentare su un palcoscenico il lavoro del traduttore letterario. L'autore straniero legge il proprio testo inedito, che scorre su uno schermo, poi due traduttori mettono a confronto le proprie versioni, elaborate pochissimo tempo prima dell'evento. Sarà il pubblico a decretare la versione vincitrice.
Se volete vedere un esempio di translation slam (verso l'inglese), guardate questo video in cui due traduttori letterari si sfidano su un testo poetico di Amélie Nothomb e altri due su un brano in urdu di Fahmida Riaz:
Al Festivaletteratura di Mantova si terranno due translation slam da non perdere: venerdì 9 settembre alle 15 (evento 110) saliranno sul ring le traduttrici letterarie Katia De Marco e Laura Cangemi, che si sfideranno su un testo inedito svedese di Björn Larsson, mentre sabato 10 alla stessa ora (evento 187) sarà la volta di Ada Arduini e Gioia Guerzoni, che tradurranno un testo dell'australiana Geraldine Brooks.
Il primo evento sarà moderato da Alessandra Repossi, il secondo da Laura Cangemi, ed entrambi saranno sponsorizzati dalla sezione Lombardia dell'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti. Noi ci saremo, e voi?
Leggi il resoconto dei translation slam e guarda il video.
Se volete vedere un esempio di translation slam (verso l'inglese), guardate questo video in cui due traduttori letterari si sfidano su un testo poetico di Amélie Nothomb e altri due su un brano in urdu di Fahmida Riaz:
Al Festivaletteratura di Mantova si terranno due translation slam da non perdere: venerdì 9 settembre alle 15 (evento 110) saliranno sul ring le traduttrici letterarie Katia De Marco e Laura Cangemi, che si sfideranno su un testo inedito svedese di Björn Larsson, mentre sabato 10 alla stessa ora (evento 187) sarà la volta di Ada Arduini e Gioia Guerzoni, che tradurranno un testo dell'australiana Geraldine Brooks.
Il primo evento sarà moderato da Alessandra Repossi, il secondo da Laura Cangemi, ed entrambi saranno sponsorizzati dalla sezione Lombardia dell'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti. Noi ci saremo, e voi?
Leggi il resoconto dei translation slam e guarda il video.
lunedì 25 luglio 2011
Come citare in bibliografia i libri tradotti?
Abbiamo notato che di recente qualcuno è capitato sul nostro blog facendo una ricerca su come si citano in bibliografia i testi scritti originariamente in un'altra lingua e poi tradotti in italiano. Così abbiamo pensato di fornire questa informazione per offrire un servizio sia a chi compila bibliografie sia ai traduttori editoriali (il cui nome spesso non viene citato nemmeno sui giornali che riportano ampie porzioni della loro traduzione).
Esistono molti modi di citare un testo in bibliografia: basta mettere a confronto le norme redazionali di editori diversi per rendersene conto. Tra quelli che abbiamo incontrato, ne segnaliamo uno che ci sembra molto chiaro e completo.
Prendiamo ad esempio un libro che abbiamo comprato in questi giorni e che guarda caso ha a che fare con i traduttori letterari, Morte di un traduttore (ebbene no, non siamo superstiziose...!)
Per citarlo in bibliografia dobbiamo indicare, in quest'ordine:
Ecco come risulterebbe questo libro citato in bibliografia in base alla norma illustrata sopra:
Martínez de Pisón, Ignacio, Morte di un traduttore, trad. it. Bruno Arpaia, Guanda, Parma 2006 (ed. orig. Enterrar a los muertos, Seix barral, Barcelona 2005).
Et voilà, il gioco è fatto: abbiamo tutti i dati sia dell'edizione italiana sia di quella originale, compreso il nome del traduttore editoriale!
Per chi fosse interessato al libro, ecco la scheda del volume in spagnolo, mentre questa è la scheda della traduzione italiana.
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Esistono molti modi di citare un testo in bibliografia: basta mettere a confronto le norme redazionali di editori diversi per rendersene conto. Tra quelli che abbiamo incontrato, ne segnaliamo uno che ci sembra molto chiaro e completo.
Prendiamo ad esempio un libro che abbiamo comprato in questi giorni e che guarda caso ha a che fare con i traduttori letterari, Morte di un traduttore (ebbene no, non siamo superstiziose...!)
Per citarlo in bibliografia dobbiamo indicare, in quest'ordine:
- l'autore (prima il cognome, poi il nome)
- il titolo italiano (in corsivo)
- il nome del traduttore (prima il nome per esteso, poi il cognome)
- la casa editrice
- la città di pubblicazione
- l'anno di edizione (senza inserire la virgola tra gli ultimi due dati).
- il titolo originale (sempre in corsivo)
- la casa editrice straniera
- la città di pubblicazione (in lingua originale)
- l'anno di pubblicazione (senza inserire la virgola tra gli ultimi due dati).
Ecco come risulterebbe questo libro citato in bibliografia in base alla norma illustrata sopra:
Martínez de Pisón, Ignacio, Morte di un traduttore, trad. it. Bruno Arpaia, Guanda, Parma 2006 (ed. orig. Enterrar a los muertos, Seix barral, Barcelona 2005).
Et voilà, il gioco è fatto: abbiamo tutti i dati sia dell'edizione italiana sia di quella originale, compreso il nome del traduttore editoriale!
Per chi fosse interessato al libro, ecco la scheda del volume in spagnolo, mentre questa è la scheda della traduzione italiana.
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giovedì 21 luglio 2011
Signor libraio, che sconto mi fa?
Dopo lunghe peripezie, è stato approvato ieri al Senato il disegno di legge Levi che regolamenta gli sconti sui libri: dal 1° settembre, le librerie "tradizionali" e quelle online potranno offrire uno sconto massimo del 15% sul prezzo di copertina; per un mese all'anno (escluso dicembre), però, gli editori potranno decidere di lanciare campagne promozionali con sconti fino al 25%.
Che cosa cambia? Tanto per cominciare, abbiamo una legge, mentre prima c'era il vuoto legislativo.
Questo permetteva alle grandi catene librarie di praticare sconti superiori a quelli delle piccole librerie indipendenti, in sostanza strozzandole.
Inoltre, le campagne promozionali lanciate dagli editori saranno obbligatoriamente valide in tutte le librerie, per evitare che, come spesso accade, i grandi gruppi editoriali che possiedono librerie di catena offrano lo sconto solo nei propri punti vendita, negandolo invece alle librerie indipendenti.
Ecco perché l'Associazione Librai Italiani ritiene questo ddl un passo importante per rafforzare il ruolo delle (piccole) librerie.
Che cosa cambia? Tanto per cominciare, abbiamo una legge, mentre prima c'era il vuoto legislativo.
Questo permetteva alle grandi catene librarie di praticare sconti superiori a quelli delle piccole librerie indipendenti, in sostanza strozzandole.
Inoltre, le campagne promozionali lanciate dagli editori saranno obbligatoriamente valide in tutte le librerie, per evitare che, come spesso accade, i grandi gruppi editoriali che possiedono librerie di catena offrano lo sconto solo nei propri punti vendita, negandolo invece alle librerie indipendenti.
Ecco perché l'Associazione Librai Italiani ritiene questo ddl un passo importante per rafforzare il ruolo delle (piccole) librerie.
lunedì 18 luglio 2011
Dare i numeri... con i modi di dire
"Gliel'ho ripetuto cento volte!", "Ne sono sicuro al mille per cento", "Facciamo due (o quattro) chiacchiere"... quanti sono i modi di dire con i numeri? Varrebbe la pena contarli, tanto per restare in argomento, ma forse è più utile ragionare sul loro significato reale.
In molti casi, infatti, i modi di dire con i numeri non esprimono una quantità precisa, ma approssimativa, come in "Gliel'ho ripetuto cento volte", dove il 100 sta per un numero spropositato di volte. L'approssimazione è di segno contrario a quella che esprimiamo quando, ospiti a pranzo, chiediamo "solo due patatine": non ne vogliamo due di numero, ma poche.
Ecco dunque un caso in cui i numeri, che negli altri ambiti della nostra esistenza hanno un valore univoco e preciso, diventano indicatori generici di quantità, grande o piccola che sia.
Ci sono poi i numeri che si riferiscono a eventi storici o culturali, come nell'esempio "fare un Quarantotto": qui ovviamente non si parla del numero 48, ma dei moti del 1848, quindi il modo di dire indica una situazione di improvviso scompiglio generale.
E quando traduciamo i modi di dire con i numeri in altre lingue, che cosa succede? Se a volte è possibile renderli in modo quasi letterale, cambiando soltanto il numero ("Te l'ho ripetuto cento volte" diventa in inglese I told you a thousand times), in altri casi il numero si perde completamente, come ad esempio nell'espressione "sui due piedi", che in inglese può diventare straightaway. A dimostrazione del fatto che, nella lingua, i numeri non sempre servono per contare...
Sull'argomento consigliamo il volume di Carla Bazzanella, Numeri per parlare, edito da Laterza, di cui potete leggere due recensioni: Stefano Bartezzaghi su La Repubblica e Massimiliano Panarari sul Venerdì di Repubblica.
Sui modi di dire potete leggere anche questi post: Modi dire tra pancia e cervello, I modi di dire biblici: una vera... Babele, Arrivare dopo i fochi e altri modi di dire dialettali e "Tradurre modi di dire e proverbi".
La foto di Matthew Harrigan è disponibile qui e rilasciata con licenza CC BY-SA 2.0.
In molti casi, infatti, i modi di dire con i numeri non esprimono una quantità precisa, ma approssimativa, come in "Gliel'ho ripetuto cento volte", dove il 100 sta per un numero spropositato di volte. L'approssimazione è di segno contrario a quella che esprimiamo quando, ospiti a pranzo, chiediamo "solo due patatine": non ne vogliamo due di numero, ma poche.
Ecco dunque un caso in cui i numeri, che negli altri ambiti della nostra esistenza hanno un valore univoco e preciso, diventano indicatori generici di quantità, grande o piccola che sia.
Ci sono poi i numeri che si riferiscono a eventi storici o culturali, come nell'esempio "fare un Quarantotto": qui ovviamente non si parla del numero 48, ma dei moti del 1848, quindi il modo di dire indica una situazione di improvviso scompiglio generale.
E quando traduciamo i modi di dire con i numeri in altre lingue, che cosa succede? Se a volte è possibile renderli in modo quasi letterale, cambiando soltanto il numero ("Te l'ho ripetuto cento volte" diventa in inglese I told you a thousand times), in altri casi il numero si perde completamente, come ad esempio nell'espressione "sui due piedi", che in inglese può diventare straightaway. A dimostrazione del fatto che, nella lingua, i numeri non sempre servono per contare...
Sull'argomento consigliamo il volume di Carla Bazzanella, Numeri per parlare, edito da Laterza, di cui potete leggere due recensioni: Stefano Bartezzaghi su La Repubblica e Massimiliano Panarari sul Venerdì di Repubblica.
Sui modi di dire potete leggere anche questi post: Modi dire tra pancia e cervello, I modi di dire biblici: una vera... Babele, Arrivare dopo i fochi e altri modi di dire dialettali e "Tradurre modi di dire e proverbi".
La foto di Matthew Harrigan è disponibile qui e rilasciata con licenza CC BY-SA 2.0.
giovedì 14 luglio 2011
Che cosa cambierà per i traduttori con l'avvento dell'e-book?
Da più di un anno si fa un gran parlare di e-book, ma al momento non è chiaro che cosa potrà cambiare per i traduttori editoriali quando il libro digitale si affermerà sul mercato.
Quali novità potranno esserci nella pratica quotidiana del lavoro? E come potranno cambiare le condizioni più generali della professione, ad esempio i contratti?
Nell'articolo che abbiamo scritto per conto del Sindacato Traduttori Editoriali e che si intitola appunto "Che cosa cambierà per i traduttori con l'avvento dell'e-book?" abbiamo provato a rispondere a queste domande.
Buona lettura e fateci sapere che cosa ne pensate!
Per leggere gli altri post dedicati all'e-book, clicca qui.
Quali novità potranno esserci nella pratica quotidiana del lavoro? E come potranno cambiare le condizioni più generali della professione, ad esempio i contratti?
Nell'articolo che abbiamo scritto per conto del Sindacato Traduttori Editoriali e che si intitola appunto "Che cosa cambierà per i traduttori con l'avvento dell'e-book?" abbiamo provato a rispondere a queste domande.
Buona lettura e fateci sapere che cosa ne pensate!
Per leggere gli altri post dedicati all'e-book, clicca qui.
lunedì 4 luglio 2011
Il "matrimonio combinato" tra autore e traduttore letterario
Il traduttore letterario "è lo psicoanalista dell’autore”, come afferma Daniel Pennac, oppure il testo tradotto è come “un cadavere, sfigurato da un autobus fino a renderlo irriconoscibile”, come sosteneva Thomas Bernhard?
Ilide Carmignani, traduttrice di grandi scrittori di lingua spagnola (tra cui Gabriel García Márquez, Octavio Paz, Arturo Pérez-Reverte, Luis Sepúlveda, Roberto Bolaño), riflette sull'argomento nell'articolo che vi segnaliamo oggi, Lo scrittore e il suo doppio, ricco di spunti sulla professione del traduttore letterario e sul suo rapporto con l'autore tradotto.
Ilide Carmignani, traduttrice di grandi scrittori di lingua spagnola (tra cui Gabriel García Márquez, Octavio Paz, Arturo Pérez-Reverte, Luis Sepúlveda, Roberto Bolaño), riflette sull'argomento nell'articolo che vi segnaliamo oggi, Lo scrittore e il suo doppio, ricco di spunti sulla professione del traduttore letterario e sul suo rapporto con l'autore tradotto.
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