lunedì 24 giugno 2013

Come andare a capo senza errori

Vi ricordate ancora le regole della divisione in sillabe imparate alle elementari?
A volte (ad esempio quando si correggono le bozze di un libro) la memoria può tradire e può capitare di essere colti dai dubbi: come si divide "aiuola"? (La risposta è in fondo al post!)

Se poi la parola mandata a capo è in una lingua straniera la faccenda si complica ulteriormente.

sega circolare

Ecco qua alcune risorse utili per togliersi ogni dubbio in varie lingue:
  • per l'italiano, il dizionario Sabatini Coletti del Corriere della Sera riporta la divisione in sillabe di ogni lemma e questa pagina della Treccani permette di ripassare le regole per andare a capo;
  • per l'inglese si può consultare il Merriam Webster che mostra la divisione in sillabe (usando il puntino come separatore tra le sillabe);
  • per lo spagnolo esiste SM Diccionarios;
  • per il tedesco, visitate il Free Dictionary;
  • per il francese abbiamo trovato solo Wiktionnaire, il dizionario monolingue di Wikipedia, che però fornisce la suddivisione fonetica della parola, non sempre identica a quella sillabica (come potete leggere nel commento sotto); anche qui il puntino funge da separatore. Per andare sul sicuro con il francese, conviene studiare le regole che si trovano qui oppure qui.
(La suddivisione giusta è a-iuo-la perché "iuo" è un trittongo.)
La foto è di Let Ideas Compete e si trova qui.

lunedì 17 giugno 2013

Test: quanto sei pignola/o con le parole?

La settimana scorsa abbiamo parlato della deformazione professionale che porta tutti noi che lavoriamo con le parole a individuare immediatamente i refusi nelle comunicazioni scritte in cui ci imbattiamo, dalle insegne dei negozi ai menu dei ristoranti, per non dire dei libri, come se avessimo sempre sottomano una penna rossa pronta a entrare in azione.

Ci sono però gradi diversi di pignoleria: per permettervi di valutare a che punto siete, abbiamo elaborato questo test: buon divertimento!


Test: quanto sei pignola/o con le parole?

1. Cammini per strada e vedi un cartello giallo che dice: "Attenzione, carichi sopesi". Qual è la tua prima reazione:

a) Alzi la testa per vedere dov'è il pericolo

b) Alzi la testa ma non si vede niente, allora rileggi il cartello e sorridi sul refuso.
c) Vai difilato al cartello con un pennarellone nero, aggiungi la "s" mancante e in un angolo scrivi: "Attenti all'ortografia, cavolo!", mentre il carico sospeso si schianta fragorosamente alle tue spalle.


2. In una vetrina scopri un paio di pantaloni che sembrano fatti per te. Non avevi mai visto prima quel negozio, dev'essere nuovo: si chiama "New Sensescion". Che cosa fai?

a) E che devi fare, entri e chiedi di provare i pantaloni.

b) Entri, provi i pantaloni e, chiacchierando con il titolare del negozio, cerchi di scoprire come diavolo gli è venuto in mente un nome simile.
c) Entri come una furia, prendi per il collo il titolare e gli urli in faccia: "Ma perché non ha aperto uno straccio di dizionario prima di scrivere quell'obbrobrio di insegna, perché??? Bastava anche solo una ricerca su Internet, porca miseria, siamo nel XXI secolo, non se n'è accorto???". Poi te ne vai affranta/o, mentre in lontananza si sente una sirena. (E i pantaloni li comprerai da un'altra parte.) 


3. Stai leggendo un libro tradotto dall'inglese e trovi questa frase: "Decise di pagare una visita al suo amico. Non appena lo vide, notò che i suoi sguardi erano diversi dal solito". Che cosa fai?

a) Continui a leggere.

b) Pensi: "In questa frase c'è qualcosa che non va".
c) Scagli il libro dalla finestra urlando in preda alle convulsioni. 


4. Stai assistendo a una conferenza e la persona che parla insiste a dire "pérformance" e "manàgement" (con la "g" alla francese). Che cosa fai?

a) Niente, che devo fare?

b) Ogni volta che senti quelle parole ti sale un brivido lungo la schiena.
c) Appena concluso l'intervento chiedi il microfono e parti con uno sproloquio sulla corretta pronuncia. Quando dopo 10 minuti cercano di toglierti la parola, li insulti chiamandoli "pendagli da forca" e ti metti a scalciare, finché non ti portano via con la camicia di forza. 


Punteggi: per tutte le domande,

a = 1
b = 2
c = 3


Profili


Fino a 6 punti

Sei attenta/o più che altro alla sostanza delle cose, non tanto alla loro forma. Questo ti risparmia diversi grattacapi (ma non se lavori in editoria!). Hai tutta la nostra invidia...

Da 7 a 9 punti

Mostri segni evidenti di deformazione professionale: non sarà che lavori in campo editoriale, nel giornalismo, nella comunicazione o simili? Se non è così, forse dovresti farci un pensierino...

Da 10 a 12 punti 

Presenti tutti i sintomi di squilibrio che colpiscono chi lavora da tempo e a tempo pieno nel settore editoriale. Questo fa di te una persona poco raccomandabile, ma un'ottima professionista! 


Se l'argomento ti interessa, leggi anche questo racconto sulle insegne di negozi con refusi e questo post sullo stesso argomento, e se trovi in giro cartelli improbabili, inviaci le foto: le pubblicheremo! 

giovedì 13 giugno 2013

Deformazioni professionali di traduttori e revisori

Quando si fa una traduzione editoriale o una revisione, il nostro diventa il mestiere del dubbio: "Questa parola è usata nel testo con l'accezione x, y o z? Va bene come l'ho tradotta oppure è meglio cambiare traducente? Quale di questi si avvicina di più alle intenzioni dell'autore?" e via dubitando.

E non ci limitiamo a farci domande sulla semantica: entriamo anche nel merito dei fatti, soprattutto quando abbiamo a che fare con la saggistica: "L'autore sostiene che l'occitano è una lingua morta, ma sarà vero?", ci chiediamo. A quel punto facciamo una verifica e scopriamo che ci sono ancora tre milioni di persone che lo parlano, quindi è il caso di inserire una nota per la redazione che dovrà poi decidere se e come correggere il testo. (Per un approfondimento sugli strumenti online da consultare per fare le verifiche, leggete il post "A caccia di errori con le enciclopedie online".)

professore pignolo

Controlliamo non solo il significato di ogni parola, ma anche ogni data, informazione, fatto storico non tanto (o non solo) perché siamo maniache, ma perché ci serve per capire meglio quello che stiamo traducendo e perché segnalando le eventuali imprecisioni possiamo offrire un servizio migliore al lettore.

Questa attitudine al dubbio è diventata una tale deformazione professionale che ormai, quando leggiamo qualcosa nel tempo libero, non passa molto tempo prima che una delle due dica: "Sono solo a pagina 15 e ho già trovato 3 refusi, uffi!" oppure che, scorrendo il menu al ristorante, ci si concentri più sul fatto che la creme brulee sia scritta senza accenti che sulla possibilità di ordinarla. E, se lavorate con le parole, è molto probabile che la stessa cosa capiti anche a voi.

Raccontateci in che modo vi succede: situazioni, aneddoti e storie che illustrino le deformazioni professionali di traduttori editoriali e revisori.
Noi intanto stiamo preparando un test che vi permetterà di valutare il vostro livello di pignoleria di fronte alle parole scritte: lo troverete sul blog la prossima settimana!

L'immagine è un'elaborazione di OCAL reperibile su Clker.

mercoledì 5 giugno 2013

Hai mai cambiato il tuo accento regionale?

In questi giorni riflettevamo sulla nostra esperienza di "espatriate" in patria: Francesca, che è toscana, ha vissuto per alcuni anni a Milano e adesso Alessandra, che è milanese, vive in Toscana.

In queste nostre permanenze in regioni diverse dal quella in cui siamo nate, ci siamo accorte di aver perso qualcosa del nostro accento regionale di origine e di avere acquistato qualcos'altro che prima non c'era.

Così alla fine ci siamo domandate: qual è il nucleo davvero irrinunciabile dell'accento? Qual è la parte che non cambia nemmeno vivendo per anni altrove?

speaker alla radio

Dopo averne discusso per un po', abbiamo stilato la nostra classifica degli elementi della pronuncia che possono cambiare, dal più facile al più difficile:
  1. La prima cosa che cambia, almeno un po', è l'intonazione: si acquisisce in parte la "musica" locale o quantomeno si perde quella d'origine.
  2. La seconda cosa a cui si può rinunciare è la pronuncia delle consonanti: se Francesca a Milano si mangiava di meno le "c" e le "t" toscane, Alessandra in Toscana ha iniziato a farlo (qualche volta senza nemmeno rendersene conto!).
  3. L'elemento più tenace, più difficile da cambiare, è dato dalle vocali: a Milano si dice "biciclètta" (con la "e" aperta), in Toscana "biciclétta" e in entrambi i casi pare impossibile poter fare altrimenti... anche dopo anni di permanenza in mezzo a persone che quella vocale la pronunciano diversamente da noi.
E voi, avete mai cambiato il vostro accento regionale? Se sì, fino a che punto?

Se l'argomento vi interessa, leggete anche questo documento sulla fonetica dialettale e questo articolo della Treccani sull'italiano regionale.
La foto rappresenta Jean Stecker Weil e Louis Goldstein negli studi della ABC ed è tratta da Flickr.