lunedì 14 ottobre 2013

Come tradurre il dialetto? Il caso Montalbano

Nell'ultima settimana ci siamo date alla lettura accanita dei libri di Andrea Camilleri dedicati all'ispettore Montalbano e siamo rimaste molto colpite dall'uso che lo scrittore fa dell'italiano e del dialetto siciliano. Da traduttrici, il nostro pensiero è andato subito alla fatica dei colleghi stranieri che hanno tradotto i libri di Camilleri, molto letti anche all'estero.

I romanzi, infatti, contengono almeno quattro tipi di lingua.
Innanzitutto ci sono (1) pochissimi brani scritti interamente in italiano, lingua che Camilleri utilizza ad esempio quando affronta temi sociali che gli stanno a cuore e che vuole rendere perfettamente comprensibili a tutti i lettori.
La narrazione è condotta per lo più in un italiano misto a dialetto siciliano (2), come si vede dall'incipit de Il ladro di merendine:

"S'arrisbigliò malamente: i linzòla, nel sudatizzo del sonno agitato per via del chilo e mezzo di sarde a beccafico che la sera avanti si era sbafàto, gli si erano strettamente arravugliate torno torno il corpo, gli parse di essere diventato una mummia."

(E tutti  sudati dovevano essere anche i traduttori stranieri quando hanno attaccato questa frase.)


Le difficoltà di traduzione, però, non sono finite qui: ci sono anche frasi, soprattutto la parlata di personaggi di estrazione popolare e i proverbi, interamente in siciliano come "Futtiri addritta e caminari na rina / portanu l'omu a la ruvina" (3).
C'è poi la lingua parlata da Catarella (l'attendente di Montalbano), un misto di siciliano e italiano storpiato (4):

"Il signor Quistore ha fatto vinìri di Roma un granni e grannissimo crimininilologo ca ci deve fare la lizioni".

Come rendere tutta questa varietà e complessità in una lingua straniera?
Se toccasse a noi un'impresa del genere, cercheremmo in linea di massima di costruire stili diversi corrispondenti a quelli citati sopra e per tradurre il siciliano inseriremmo nel testo qualche parola italiana tra le più note o comprensibili nella lingua d'arrivo, forse anche lo slang usato dagli immigrati italiani in quel paese o eventualmente parole pronunciate in modo storpiato come farebbe un italiano.
Questo in teoria; in pratica non è affatto facile, perché è improbabile che i termini italiani o di derivazione italiana utilizzati, mettiamo, in Gran Bretagna, siano così tanti da consentirci di svolgere quest'operazione in maniera scientifica tutte le volte che Camilleri l'ha compiuta nei suoi romanzi.
Bisognerebbe trovare strategie ulteriori per rendere gli stili distinguibili tra di loro e restituire il più possibile la sicilianità (o quantomeno l'italianità) che caratterizza il testo.

Tu quali strategie useresti?

Se vuoi scoprire quelle adottate dai traduttori di Francia, Germania, Portogallo, Finlandia, Turchia, Giappone, Danimarca e Olanda, clicca qui. Per saperne di più leggi anche: l'articolo di Repubblica intitolato "Tradurre Montalbano nello slang del Bronx", il punto n. 3 dell'intervista al traduttore norvegese di Camilleri, Jon Rognlien, che illustra bene le difficoltà di traduzione e l'articolo del Corriere su "Montalbano tradito in Spagna".
In questa pagina trovi invece un glossario della lingua di Camilleri e qui un'analisi dell'uso della lingua nei romanzi di Montalbano con esempi tratti dai libri.

2 commenti:

  1. Il traduttore catalano di Camilleri, Pau Vidal, con cui ho avuto modo di fare una chiacchierata nel febbraio scorso a Barcellona e che è anche scrittore, linguista ed enigmista, ha fatto la scelta di diversificare la lingua, attingendo alle varietà linguistiche del catalano. In un articolo sulla traduzione dei dialetti pubblicato su Intralinea — Online Translation Journal (http://www.intralinea.org/specials/article/Riflessioni_intorno_alla_traduzione_del_dialetto_in_letteratura), Caterina Briguglia della Universitat Autònoma de Barcelona prende in esame le traduzioni in castigliano (a cura di Juan Carlos Gentile Vitale) e in catalano de Il birraio di Preston, in cui sono presenti molte varietà linguistiche e dialettali, siciliano, fiorentino, milanese, torinese, romano, e dice: “Lo studio comparativo delle traduzioni in spagnolo ed in catalano dimostra la scelta di due strategie opposte adottate dai rispettivi traduttori: la traduzione spagnola predilige una lingua standard, che converte la molteplicità dell’originale in un tessuto linguistico omogeneo; la traduzione catalana opta per la creazione di un nuovo puzzle linguistico, in cui ai dialetti italiani corrispondono altrettanti dialetti del catalano”.

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    1. Ciao Gina,

      grazie per il tuo contributo! L'articolo che hai segnalato è sintetico e molto, molto interessante.

      Abbiamo subito guardato gli esempi riportati nel testo e, a proposito di dialetti, abbiamo notato che la resa di Camilleri del fiorentino e del milanese presenta qualche errore (nel fiorentino alcune "c" si aspirano, alcune si pronunciano, altre si raddoppiano - si dice ad esempio: un cane, du 'ani, treccani -, mentre Camilleri le trasforma tutte indistintamente in "c" aspirate; in milanese non si direbbe "vado a fà", ma "vù a fà"). Si vede che non si è consultato con i madrelingua...

      A presto!

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