lunedì 11 marzo 2013

Le parole che non possiamo dire

Ci sono parole che non possiamo dire, che non ci fanno sentire a nostro agio, che troviamo di rado sui giornali?

Ce lo siamo chieste dopo esserci imbattute in un articolo dell'Internazionale ("Quello che i giornali non dicono", di David Randall) e nello spezzone di un vecchio film con Dustin Hoffman, Lenny (dedicato alla figura del comico statunitense Lenny Bruce), che riportiamo qui sotto.

Tutti e due riflettono e fanno riflettere sui termini che non si possono usare e sul significato di questo atto mancato.



Quali sono oggi queste parole tabù?

In genere sono quelle che indicano una differenza rispetto a una presunta "normalità" e una vergogna legata a tale differenza (ma chi è poi che si trova in difficoltà, il portatore dell'eventuale differenza o chi ha a che fare con lui?), su cui è intervenuto il movimento del politically correct.

Ad esempio quelle relative a:
  • Malattie del corpo e della mente. Non si dice "cieco", ma "non vedente", non si parla di "handicappati" ma di persone "diversamente abili".
  • Appartenenza etnica o religiosa. Se Lenny Bruce insisteva sulle parole "negro" e "giudeo" (perché nell'America di quegli anni la maggioranza dominante era bianca e protestante), in Italia oggi si evita di dire "nero", optando piuttosto per "persona di colore" o "extracomunitario".
  • Orientamento sessuale. A volte si fanno grandi giri di parole pur di evitare la parola "omosessuale", "gay" o "lesbica" e c'è addirittura chi si cava d'impaccio ripiegando su appellativi insultanti.
  • Mestieri che una presunta "maggioranza" reputa poco prestigiosi. Si dice "operatore ecologico" al posto di "netturbino" (ma a nessun bancario è mai venuto in mente di farsi chiamare "operatore nel campo del risparmio", come scrive Umberto Eco in questo divertente articolo sul politically correct).
Il punto è che non sono le parole di per sé a essere offensive, ma il portato ideologico di cui le carichiamo. L'importante allora è chiedersi che cosa non possiamo dire e scoprire perché non possiamo farlo...

Tu che cosa ne pensi?

Se l'argomento ti interessa, leggi anche "Una lingua per le donne", dove parliamo dell'uso al femminile di nomi tradizionalmente maschili, come "ministro".

6 commenti:

  1. Un solo piccolo commento. Lavoro da anni con i sordi all'Ente Nazionale Sordi di Rimini e nel 2005 sono scesa in strada con loro per combattere per i loro diritti e chiedere che si smettesse di chiamarli "sordomuti" o in altri modi "meno offensivi". In quel periodo ho avuto la conferma che certe parole vengono considerate offensive da noi "udenti" (come se ci pulissimo la coscienza usando le parole politically correct!) e non hanno necessariamente lo stesso valore per i "sordi", af esempio. Non riesco a ricordare esattamente lo slogan che avevamo coniato a Rimini, ma rispecchiava benissimo quel che c'è scritto alla pagina 8 di questo giornalino: http://www.storiadeisordi.it/acrobat/Effat%C3%A0%200-2006.pdf
    Auguro buona lettura a tutti e una maggiore consapevolezza degli altri, che non sono inferiori, ma semplicemente diversi da noi!

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  2. Ciao Aurelia,

    grazie per la tua testimonianza e la segnalazione del giornalino!

    In effetti, come dici tu, forse il politically correct non interessa tanto a chi, come in questo caso, soffre di sordità, ma a quelli che ci sentono benissimo e che sono in difficoltà quando si trovano a interloquire i "diversi", e allora cercano parole "meno offensive" per alleviare il loro stesso disagio...

    Come siamo complicati! Ma per fortuna ci possiamo lavorare su...

    A presto!

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  3. Nella puntata di ieri di La lingua batte (Radio3 RAI), intitolata Pregi e difetti del politicamente corretto, c'è stato un accenno proprio alla protesta dell'Ente Nazionale Sordi di qualche anno fa. Si può ascoltare nei primi minuti della trasmissione (podcast).
    Ci sono anche due interventi sul sessismo nella lingua, un punto di vista che non condivido ma ormai sapete già come la penso ;-).

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  4. Ciao Licia,

    grazie della segnalazione, siamo curiose di ascoltare il podcast! Potresti rimandarci il link? Sembra che non funzioni... ma magari è il computer che fa i capricci.

    A presto!

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  5. La pagina della trasmissione da dove si possono scaricare i podcast di tutte le puntate è www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-bafcbe62-da07-4e46-abd3-79a2a783a80c.html. Non aggiungo il link al podcast perché altrimenti temo che questo commento finisca tra lo spam…

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