giovedì 26 maggio 2011

Tradurre i titoli dei film? Mai dire mai!

Ci sono film, come L'attimo fuggente di Peter Weir, che si fanno ricordare (anche) per il titolo azzeccato, e altri, come Non drammatizziamo... è solo questione di corna di Truffaut, che ci fanno mettere in discussione la salute mentale di registi e produttori.
In realtà né l'uno né l'altro si chiamavano così, nella versione originale: il film con Robin Williams nelle vesti dell'estroso professor Keating si intitolava Dead Poets Society, mentre la pellicola di Truffaut aveva un titolo molto sobrio, al contrario dell'italiano: Domicile conjugal.

Ma che cosa spinge i distributori italiani a modificare e in certi casi a stravolgere i titoli dei film stranieri?
Principalmente considerazioni di marketing, giuste o sbagliate che siano.


Ad esempio, visto che L'aereo più pazzo del mondo I e II avevano riscosso successo, quando in Italia è arrivato Stewardess School, un film in cui due ragazze cercano di diventare hostess, si è pensato bene di intitolarlo L'aereo più pazzo del mondo III, anche se con i precedenti non aveva niente da spartire.

Allo stesso modo, sempre per ragioni di cassetta si fa leva sul romanticismo, evocando l'amore ogni volta che è possibile. Ad esempio, Eternal Sunshine of the Spotless Mind di Michel Gondry (2004) in italiano è stato reso con Se mi lasci ti cancello. Peccato che il titolo originale fosse un verso del poema Eloisa to Abelard di Alexander Pope, una citazione colta che va completamente perduta nella versione italiana.

Con il tempo, forse, le cose vanno migliorando, visto che sempre più italiani sono in grado di capire le lingue straniere. Così, invece di tradurre i titoli, li si lascia in lingua originale, magari omettendo le parole di difficile comprensione. Ad esempio, il celeberrimo film The Millionaire, in originale si chiamava Slumdog Millionaire, precisazione non da poco, visto che il protagonista viene appunto da uno slum.

In alternativa, si lascia il titolo originale con un sottotitolo italiano esplicativo: ad esempio Sister Act viene completato da Una svitata in abito da suora.

Che dire, poi, dei titoli "intraducibili"? Per tornare a Truffaut, il suo primo lungometraggio si intitolava Les Quatre Cents Coups, espressione che, con l'aggiunta del verbo faire all'inizio, significa "fare il diavolo a quattro". Curiosamente, in italiano si è scelto di tradurlo letteralmente con I quattrocento colpi, perdendo così del tutto il significato originale. Ma correva l'anno 1959 ed erano altri tempi anche per la traduzione...

Per approfondire l'argomento, ti consigliamo anche questo articolo di Repubblica.
L'immagine di TravelingMan è disponibile qui e rilasciata con licenza CC BY-NC-ND 2.0.

2 commenti:

  1. Francesca Sano7 giugno 2011 12:19

    L'Italia è un paese che sostanzialmente se ne frega della serietà nelle traduzione (non perché manchino i professionisti, ma perché guardano solo al soldo e non alla forma) e quindi il marketing delle società di distrubuzione continua a sfornare titoli ignobili, a tradurre quando sarebbe meglio non farlo e viceversa...ma non siamo i soli. Nel lontano 1997, "Crimson Tide" film americano con Denzel Washington in Spagna era tradotto "Marea roja" (scusate la scrittura inesatta in spagnolo) e il film era doppiato...sempre per stare in tema recente " The book of Eli" sempre con D. Washington in italiano è uscito come...Codice Genesi...che dà in parte un idea di cò che il film racconta...ma insomma, toglie magia...quindi la prassi si perpetua, imperterrita

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  2. alessandra repossi e francesca cosi8 giugno 2011 10:38

    Ciao Francesca,

    grazie per gli esempi!
    "Crimson Tide" in Italia è diventato "Allarme rosso": la marea è sparita, ma a quanto pare il titolo si riferisce a uno dei soprannomi della squadra di football dell'università dell'Alabama, che si ricollega al nome del sottomarino protagonista del film (l'USS Alabama, appunto), quindi contiene una serie di riferimenti culturali che in italiano andrebbero completamente perduti. La scelta traduttiva dei distributori italiani si può capire.
    Per quanto riguarda gli spagnoli, non si è persa solo la sfumatura del rosso, ma anche tutta la rete di riferimenti culturali che dicevamo sopra.

    La traduzione di "The Book of Eli" è forse un po' più discutibile, proprio per le ragioni che dici tu.
    Nel film si scopre che il libro di Eli è la Bibbia, quindi nel titolo italiano si è pensato di inserire un rimando alla Bibbia con la parola "Genesi", svelando però un elemento che lo spettatore avrebbe scoperto solo guardando il film...

    A presto!

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